

L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità rappresenta oggi una delle prove più significative della qualità dello Stato di diritto e della tenuta sostanziale dei principi costituzionali. Lo ha detto a chiare lettere e lucida determinazione, alla presenza di Renato Brunetta, presidente CNEL, Vincenzo Falabella, consiglere del CNEL e presidente dell’Osservatorio Inclusione e Accessibilità, nel corso della Giornata di Studio promossa proprio dal CNEL.
L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità rappresenta oggi una delle prove più significative della qualità dello Stato di diritto e della tenuta sostanziale dei principi costituzionali. Non si tratta soltanto di una questione di politiche del lavoro, ma di un tema che incide direttamente sulla dignità della persona, sull’effettività dell’eguaglianza e sulla partecipazione piena alla vita sociale ed economica. In questo senso, il diritto al lavoro delle persone con disabilità si configura come un banco di prova per la capacità dell’ordinamento di rendere concreti i diritti fondamentali.
Ecco alcuni passaggi più salienti e significativi di Vincenzo Falabella che volntieri riportiamo, condividendone pienamente i contenuti..
“Parlare di lavoro significa, innanzitutto, parlare di autonomia e autodeterminazione. Tuttavia, per molte persone con disabilità, l’accesso al mercato del lavoro continua a essere ostacolato non tanto dalla mancanza di competenze o capacità, quanto dalla persistenza di barriere di natura culturale, organizzativa e, talvolta, normativa. Si tratta di ostacoli che rivelano come il passaggio da un modello formale di tutela a uno sostanziale di inclusione sia ancora incompiuto.
In tale prospettiva, appare sempre più evidente l’inadeguatezza di un approccio meramente quantitativo o burocratico, fondato sull’adempimento di obblighi e quote. L’inclusione lavorativa non può essere ridotta a un vincolo formale, ma richiede un mutamento di paradigma: dal modello assistenziale a un modello inclusivo, che riconosca il valore intrinseco della persona e il contributo che essa può offrire al contesto produttivo. Le persone con disabilità, infatti, non possono essere considerate esclusivamente come “categorie protette”, ma devono essere riconosciute come cittadini e lavoratori titolari di diritti e portatori di competenze.
In questo quadro, un ruolo centrale è svolto dall’integrazione tra percorsi formativi e inserimento lavorativo. La costruzione di itinerari personalizzati, calibrati sulle competenze, sulle aspirazioni e sui contesti individuali, rappresenta uno strumento essenziale per rendere effettivo il diritto al lavoro. L’orientamento e la formazione continua, se adeguatamente strutturati, possono contribuire a superare le discontinuità tra sistema educativo e mondo del lavoro, favorendo una più stabile inclusione professionale.
Parallelamente, è necessario valorizzare il ruolo delle imprese, non solo come destinatari di obblighi normativi, ma come attori protagonisti di un cambiamento culturale. Le politiche di inclusione devono essere accompagnate da strumenti di sostegno e incentivazione, ma anche da un rafforzamento della responsabilità sociale d’impresa. L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità non costituisce un costo improduttivo, bensì un investimento in termini di innovazione, diversità organizzativa e qualità del lavoro.
Non meno rilevante è il potenziamento dei servizi per l’impiego, chiamati a svolgere una funzione di mediazione qualificata tra domanda e offerta di lavoro. È necessario che tali servizi siano resi più efficienti, integrati e capaci di una presa in carico globale della persona, in grado di considerare non solo il profilo professionale, ma anche le esigenze individuali e le condizioni di contesto.
Un ulteriore profilo riguarda l’effettività degli accomodamenti ragionevoli, l’accessibilità degli ambienti lavorativi e l’impiego delle tecnologie assistive. Questi elementi non rappresentano meri strumenti accessori, ma condizioni imprescindibili per garantire pari opportunità e rimuovere gli ostacoli che limitano la piena partecipazione lavorativa.
Al di là degli interventi normativi e organizzativi, emerge con forza la necessità di un cambiamento culturale. Persistono ancora stereotipi e pregiudizi che incidono negativamente sulle opportunità di inserimento lavorativo delle persone con disabilità. È dunque fondamentale promuovere una nuova narrazione, capace di mettere al centro le capacità, i diritti e le potenzialità, superando visioni riduttive e stigmatizzanti.
L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità non può essere considerata una questione settoriale o marginale. Essa rappresenta, al contrario, un indicatore della capacità complessiva del sistema di essere equo, inclusivo e moderno. In tale ottica, il ruolo delle istituzioni risulta decisivo, sia in termini di coordinamento delle politiche, sia nella definizione di strumenti efficaci di monitoraggio e valutazione.
Fondamentale è, inoltre, il coinvolgimento diretto delle persone con disabilità e delle loro rappresentanze nei processi decisionali. Solo attraverso un approccio partecipativo è possibile elaborare politiche realmente inclusive, capaci di rispondere ai bisogni concreti e di valorizzare le esperienze vissute.
Domenico Della Porta – Disability Manager Università degli Studi di Salerno
