La presentazione del volume “Storia di un cammino empatico. Dalle radici della terra alla rivoluzione della dignità” di Noè Mollica presso l’Aula Convegni della Biblioteca Umanistica “E.R. Caianiello” (Campus di Fisciano, Università di Salerno) è servita, tra l’altro, a richiamare e descrivere il modello inclusivo UNISA avviato da diversi anni  per i propri studenti e lavoratori con disabilità dell’Ateneo.

L’evento, inserito nella Settimana Nazionale delle Biblioteche, organizzato da Maria Rosaria Califano, coordinatrice del Sistema bibliotecari dell’UNISA, partendo da una domanda spiazzante: cosa significa aiutare davvero? Basta un pacco di pasta per salvare una vita, o serve restituire la dignità perduta? ha introdotto i temi dell’inclusione e dell’ergonomia della disabilità per le persone con disabilità lanciate dal D.Lgs. 62/2024.

Giulia Savarese, delegata del Rettore Virgilio D’Antonio all’inclusione e Domenico Della Porta esperto di ergonomia della Disabilità dell’UNISA, hanno affrontato a margine degli interventi dell’autore del libro, le questioni indicando percorsi e soluzioni adottate dall’Ateneo salernitano in sintonia a quanto raccontato da Mollica nel suo testo, a partire dalle biblioteche dove sono assicurate ampiamente le condizioni di accessibilità, visitabilità e adattabilità previste dalla normativa vigente.

Durante l’incontro è stato fortemente criticato, tra l’altro, il radicato e diffuso Modello individuale della disabilità, nel quale i problemi vissuti dalle persone disabili vengono visti come diretta conseguenza delle loro condizioni, collocando il ‘problema’ della disabilità nell’individuo e facendo risalire le cause di questo ‘problema’ alle limitazioni funzionali o psicologiche che si presume derivino dalla disabilità, appoggiando, inoltre, questa visione su quella che definisce «the personal tragedy theory of disability», dove la disabilità viene considerata come «some terrible chanche event which occurs at random to unfortunate individuals».

Distinguendo tra deficit e disabilità, è stato evidenziato  invece che la disabilità è uno stato sociale e non una condizione medica e che non sono i deficit o le limitazioni individuali la causa del ‘problema’, ma il fallimento della società nel fornire servizi appropriati e assicurare che i bisogni delle persone non vengano tenuti in debito conto e risolti.

Il modello sociale della disabilità, condiviso da due anni  dal management di UNISA, ha spostato quindi, l’attenzione dalla cura e riabilitazione della singola persona con deficit, considerata un malato su cui intervenire, da curare e adeguare al mondo che lo circonda, propria del modello individuale, o medico-riabilitativo, ad una visione che considera invece la disabilità come il risultato dell’interazione, o meglio di un conflitto, tra le differenti capacità funzionali di una qualsiasi persona e il contesto nel quale questa persona vive, con le barriere fisiche, sociali e comportamentali che noi abbiamo costruito in una prospettiva di utilizzo da parte di un average user,9 nella logica del one size fits all.

Questo concetto è stato ripreso e rafforzato anche dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD 2007), la quale nel preambolo riconosce che «la disabilità è un concetto in evoluzione ed è il risultato dell’interazione tra le persone con deficit e le barriere ambientali e comportamentali che ostacolano la loro piena e efficace partecipazione nella società alla pari con le altre persone» introducendo l’Accomodamento Ragionevole.