Arcangelo Saggese Tozzi, ASL Salerno, Direttore Dipartimento di Prevenzione, Claudio Mucciolo, ASL di Salerno, Dipartimento di Prevenzione – Direttore UOC Igiene e Sicurezza Alimenti di O. A.
Domenico Della Porta, Presidente Osservatorio Malattie Occupazionali e Ambientali, OSMOA, Università degli Studi Salerno
RIASSUNTO
Il ruolo del medico veterinario è assolutamente centrale negli ambienti in cui i contatti con gli animali, le loro produzioni e sottoprodotti costituiscano un fattore di rischio principale. In queste situazioni il veterinario deve agire in modo sia da proteggere la propria incolumità, sia, in collaborazione con i Servizi Medici competenti, quella delle altre persone che operano in detti ambienti o comunque destinate ad essere esposte ai medesimi fattori di rischio.
Parole chiave: sanità pubblica, rischio, malattie professionali, uomo, animali.
SUMMARY
Occupational diseases in people in contact with animals
The role of veterinarians is absolutely central in environments where contact with animals, their products and by-products are a major risk factor. In these situations, veterinarians must act both to protect their safety and, in cooperation with the appropriate medical services, that of other persons operating in those environments or that are likely to be exposed to the same risk factors.
Keywords: public health, risk, occupational diseases, men, animals.
L’OMS ha riconosciuto le zoonosi quali causa di malattie anche professionali (WHO Fact Sheet December 1997) e la lotta alle zoonosi è uno dei compiti storici della veterinaria ed uno dei principali motivi della presenza dei Servizi veterinari nel Sistema Sanitario Nazionale.
A livello mondiale sono conosciute diffuse diverse centinaia di malattie di origine zoonosica, ma quelle di importanza primaria, almeno nei paesi con Servizi e Piani Sanitari (di sorveglianza, profilassi e/o eradicazione…) mediamente sviluppati, sono fortunatamente in numero nettamente inferiore.
In Italia, il primo documento esauriente a noi noto in materia di malattie professionali di pertinenza veterinaria è “Considerazioni generali sopra l’importanza della medicina veterinaria in campo assicurativo (uomo)”, presentata da Elio Barboni e Giulio Menesini al “III Congresso internazionale di medicina dell’assicurazione vita”, svoltosi a Roma nel giugno 1949. La relazione (nella quale non compare il termine zoonosi) aveva lo scopo di richiamare l’attenzione delle compagnie di assicurazione sopra le malattie che gli animali domestici trasmettono direttamente o indirettamente all’uomo. Le stesse Venivano suddivise a seconda della specie dell’animale trasmettitore: equini, bovini, ovini e caprini, suini, cani, gatti, polli, anatre, piccioni, tacchini, pappagalli domestici. Il lavoro di Barboni e Menesini ha anticipato di qualche decade il coinvolgimento della Sanità pubblica veterinaria nelle malattie professionali.
Quadro normativo e ruolo del Medico veterinario nella prevenzione
Dal punto di vista normativo, il primo provvedimento organico, che stabilisce regole di base, ancora oggi attuali ed indispensabili nella prevenzione delle zoonosi occupazionali, è il D.P.R. 303 del 1956 – Norme generali per l’igiene del lavoro.
Nel 1965 il Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, pietra miliare della normativa sociale a tutela dei lavoratori, esplicita la distinzione tra malattie occupazionali ed infortuni. Il provvedimento considerava le zoonosi alla stregua di “infortuni”, creando di fatto gravi difficoltà al risarcimento di molte zoonosi occupazionali. Bisogna quindi attendere il 1973 perché vengano pubblicate le “tabelle” delle malattie professionali passibili di risarcimento assicurativo, ma si dovranno attendere altri 31 anni perché il D.M. 27 aprile 2004 (Elenco delle malattie per le quali è obbligatoria la denuncia, ai sensi e per gli effetti dell’art.139 del testo unico, approvato con D.P.R. 30 giugno 1965, 1124 e successive integrazioni) inserisse negli elenchi molte zoonosi occupazionali del settore zootecnico e para-zootecnico.
L’istituzione del Servizio sanitario nazionale nel 1978 dà un forte impulso alla prevenzione delle malattie e riconosce definitivamente il ruolo del veterinario ufficiale nella prevenzione delle malattie trasmissibili dagli animali e dai loro prodotti.
In Italia, l’interesse della Medicina veterinaria per le malattie professionali degli addetti alle industrie zootecniche e para-zootecniche si è intanto evoluto, soprattutto a partire dagli anni ’70 e in sintonia con Organismi internazionali quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e la FAO, con una serie di ricerche, pubblicazioni, convegni e corsi che hanno avuto la finalità di sensibilizzare operatori, veterinari e studenti, di assecondare e “stimolare” la legislazione, e di ricercare la collaborazione inter-professionale in un settore in continua evoluzione. Le zoonosi occupazionali possono interessare varie categorie di addetti del settore agricolo-zootecnico, primi fra tutti quelli dell’allevamento, e del settore alimentare, in particolare quelli operanti nei macelli e attivi nella trasformazione dei prodotti di origine animale. Le malattie zoonosiche possono altresì rappresentare un rischio per alcuni lavoratori non direttamente impiegati nei settori indicati, ma spesso a contatto con animali vivi o loro avanzi e sottoprodotti, così come con feci o urine sparse nell’ambiente.
Il ruolo delle zoonosi quali malattie professionali viene definitivamente riconosciuto dal D.lvo 626 del 19 settembre 1994 (Attuazione delle Direttive 89/39/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE e 90/679/CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori, sul luogo di lavoro), che rappresenta, assieme alle successive integrazioni, una vera svolta nella prevenzione del rischio biologico occupazionale anche in campo veterinario. Il D.lvo 626 riconosce, per la prima volta in Italia, la possibilità che anche nell’ambiente di lavoro il lavoratore sia esposto a un rischio biologico. I danni, in questi casi, sono rappresentati principalmente da malattie su base allergica (da pelo, muffe, acari…) e da malattie trasmissibili da batteri, miceti, virus, protozoi e metazoi (zoonosi occupazionali o professionali). Gli agenti causa di zoonosi sono contemplati nell’allegato VIII del decreto n.626/94 (modificato dal D.M. 12.11.99) e nel D.M. 27.4.2004, da ultimo aggiornato con D.M. 10.06.14.
Un ulteriore approfondimento e un chiarimento in materia di in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro li fornisce il D. Lgs. 81/08, che abroga il D.lvo 626/94 e che presenta per i veterinari, in particolare per quelli che operano a vario titolo nell’ambito di strutture produttive che prevedono obbligatoriamente la loro presenza o supervisione, grande interesse, sia in quanto soggetti tutelati, sia come responsabili dell’applicazione della norma.
Alla base del nuovo ordinamento incardinato con il D.lvo 81, il ruolo giocato dalla valutazione preventiva dei rischi: un procedimento articolato che mira ad individuare i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori esistenti in una azienda considerando la probabilità che un certo evento accidentale accada e l’entità del danno conseguente al verificarsi dell’evento accidentale stesso. All’azione di valutazione devono seguire l’identificazione e l’attuazione di misure preventive e protettive idonee al fine di salvaguardare la sicurezza e la salute dei lavoratori. Il D.Lgs. 81/08 rende obbligo di legge la valutazione del rischio biologico, strettamente correlato allo stato epidemiologico degli animali allevati, macellati o comunque destinati a venire a stretto contatto con il personale, e la lotta alle zoonosi professionali.
È degno di nota, a questo proposito, che, fra le attività industriali considerate insalubri con rischio per la sicurezza e la salute umana paragonabile a quello delle industrie chimiche e degli impianti nucleari, siano comprese numerose attività che coinvolgono i veterinari: allevamenti di animali, stalle di sosta, macelli, allevamenti di larve, scuderie, maneggi, salumifici e impianti di trasformazione delle carni, oltre alle attività di clinica e chirurgia nei confronti di animali d’affezione ed esotico, Nelle attività suddette, dunque, il datore di lavoro è tenuto ad adottare, nell’esercizio dell’impresa, tutte le misure necessarie a “..tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro” (art. 2087 c.c.), anche attraverso l’applicazione delle acquisizioni più recenti e più aggiornate sull’argomento.
Il ruolo del Servizio veterinario è quindi fondamentale al fine di assicurare i previsti livelli di sicurezza dei lavoratori coinvolti in attività con animali o loro prodotti, e si esplica, tra l’altro, attraverso la collaborazione coi Servizi di tutela della salute nei luoghi di lavoro negli allevamenti, nei macelli, nei laboratori di trasformazione carni, negli ambulatori, negli stabulari ed in genere in tutte le attività che comportano contatti con animali o loro prodotti, ovvero in tutti quei contesti in cui possono incontrarsi con maggiore probabilità gli agenti zoonosici. Deve infatti essere riconosciuto che il medico del lavoro, mentre dispone di adeguati strumenti per il contrasto alle malattie tipiche dell’uomo e il contenimento delle conseguenze, ha evidenti difficoltà ad intervenire con la rimozione delle cause del problema nel caso delle malattie nella cui eziologia o diffusione svolgono un ruolo fondamentale gli animali e i prodotti da essi derivati.
Fonte del pericolo sono gli animali e controllarne la sanità e il benessere (un animale stressato può più facilmente diffondere nell’ambiente agenti patogeni da lui albergati) rappresentano le appropriate misure di prevenzione.
La conduzione dell’allevamento, i trattamenti vaccinali o terapeutici, l’esecuzione delle profilassi, la scelta e la manutenzione dei ricoveri sono tutti fattori di controllo delle patologie animali e di gestione del benessere animale a tutela della salute degli operatori e dei consumatori che rientrano nel bagaglio culturale, professionale ed esperienziale del medico veterinario.
Pericoli e rischi connessi con le attività di interesse veterinario
In via del tutto generale, pur tenendo conto dei diversi contesti nei quali i veterinari operano (allevamenti, ambulatori, mattatoi e stabilimenti di trasformazione di prodotti di OA, ecc.) e del fatto che il documento di valutazione dei rischi deve essere costruito in modo specifico per ciascuna realtà, i pericoli che il medico veterinario si trova più frequentemente a fronteggiare possono essere raggruppati in tre grandi classi: Fisici, Chimici e Biologici
PERICOLI FISICI
Il medico veterinario e le altre persone impegnate nel lavoro a contatto con animali e/o loro prodotti possono essere esposti a:
- morsi, graffi e traumi causati dagli animali in corso di manipolazione e contenimento degli animali stessi. Attraverso morsi e graffi possono essere trasmessi agenti biologici patogeni;
- ferite da strumenti taglienti e aghi;
- traumi per cadute, per sollevamento, ammassamento, spinta di carichi pesanti e animali.
PERICOLI CHIMICI
Derivanti dall’impiego di:
- farmaci in generale;
- anestetici gassosi come alotano e isofluorano. La dispersione di tali composti chimici in sala operatoria dipende da vari fattori, fra cui il tipo di apparecchiatura d’erogazione, i sistemi di convogliamento ed eliminazione dei gas, la qualità e l’entità della ventilazione della sala, l’emissione del gas inalato da parte dello stesso animale anestetizzato. Pur non esistendo dati statistici relativi alla concentrazione di tali gas nelle sale operatorie dei veterinari, è possibile ipotizzare, sulla base della loro concentrazione nelle sale ospedaliere, che il personale sia esposto in modo non indifferente. Le caratteristiche toxocinetiche degli anestetici alogenati ne determinano una rapida diffusione nei tessuti con susseguente lenta dismissione, ed è nota l’ipotesi della mutagenicità di tali agenti, probabilmente legata alla formazione di radicali liberi; gli anestetici sono poi imputati di disturbi del sistema nervoso centrale e periferico, del fegato (soprattutto l’alotano) e del rene;
- detergenti e disinfettanti utilizzati per la detersione e la disinfezione di locali, attrezzature e strumenti per la prevenzione delle malattie infettive e diffusive, delle infezioni post operatorie e iatrogene. Questi composti possono presentare pericolosità per contatto (ustioni) e per inalazione (infiammazione delle mucose delle vie respiratorie e oculocongiuntivali). Particolare attenzione va riservata ai prodotti che causano effetti tossici, cancerogeni e teratogeni (es. formalina). L’impiego di tali presidi deve seguire scrupolosamente le indicazioni di uso della casa produttrice indicate nella scheda tecnica del prodotto (diluizione corretta, non miscelare prodotti diversi, uso di sistemi di protezione individuali, laddove necessari, ecc.).
PERICOLI BIOLOGICO
I pericoli biologici presentano un particolare interesse per i veterinari, frequentemente esposti ad agenti biologici patogeni, definiti come “qualsiasi microrganismo … che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni”.
Gli agenti biologici vengono suddivisi in quattro gruppi in funzione del livello di rischio.
– agenti che presentano poche probabilità di causare malattie in soggetti umani;
– agenti che possono causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori, ma che è poco probabile che si propaghino nella comunità e per i quali sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;
– agenti che possono causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori, in grado di propagarsi nella comunità, ma per i quali, di norma, sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;
– agenti che possono provocare malattie gravi in soggetti umani che possono presentare un elevato rischio di propagazione nella comunità e per i quali non sono disponibili, di norma, efficaci misure profilattiche o terapeutiche.
Il datore di lavoro di un’azienda che presenti rischi di esposizione dei lavoratori ad agenti biologici di varia natura, come è il caso di tutte le aziende zootecniche, le aziende agricole, gli ambulatori ed i laboratori veterinari, gli impianti di lavorazione dei prodotti e sottoprodotti animali, è obbligato a tenere in considerazione questi rischi all’atto della valutazione.
A tal fine, il datore di lavoro è tenuto a documentarsi, anche consultando la ASL ed il medico competente, sulle malattie che possono essere contratte a causa degli agenti biologici, sui potenziali effetti allergici e tossici degli agenti, su eventuali ulteriori situazioni che possono influire sul rischio e sul sinergismo dei diversi gruppi di agenti biologici utilizzati. Così, oltre al procedimento di valutazione generale di tutti i rischi presenti in azienda, il D.Lgs. 81/08 impone la predisposizione della valutazione specifica dei rischi di natura biologica e del relativo documento.
Valutazione del rischio biologico
La valutazione del rischio biologico considera il rischio R come il prodotto della probabilità P del verificarsi dell’evento sfavorevole (la malattia) per le conseguenze negative D o danno che esso comporta.
Nel caso del rischio generato da agenti da zoonosi mancano i dati necessari per valutare la probabilità che si verifichi l’infezione o la malattia, come pure è difficile esprimere l’entità del danno atteso: le conseguenze dell’esposizione ai più comuni agenti zoonosici possono variare dalla semplice siero conversione (indice dell’incontro tra l’agente e il soggetto in esame), alla malattia manifesta con sintomatologia estremamente variabile, fino all’insorgenza di lesioni (postumi) irreversibili o alla morte.
In questi casi il danno è condizionato da:
- la dose infettante ricevuta (in pratica il numero di microrganismi ai quali il soggetto è stato esposto);
- la virulenza del ceppo (la sua capacità di infettare l’ospite e di innescare tutte manifestazioni conseguenti);
- lo stato immunitario dell’uomo (la sua capacità di reagire all’agente infettante e/o alle conseguenze della sua attività nel o sull’organismo dell’ospite);
- presenza di fattori in grado di aumentare la probabilità di infezione o le sue conseguenze, quali patologie o trattamenti intercorrenti, età, stato fisiologico del soggetto (per es. gravidanza), ecc.
I RISCHI EMERGENTI
Un capitolo particolare, nell’ambito della valutazione del rischio biologico, è rappresentato dagli agenti di malattia di recente individuazione che comportano potenziali, nuovi rischi di malattie trasmissibili dagli animali all’uomo. Agenti finora poco conosciuti ma che sono saliti prepotentemente alla ribalta internazionale.
Tra questo suscitano particolare allarme gli agenti infettivi non convenzionali responsabili di encefalopatie spongiformi nell’uomo (malattia di Creutzfeld Jacob, Kuru, sindrome di Stressman Scheinker, Insonnia fatale familiare) e negli animali (Scrapie, Encefalopatia spongiforme bovina, Encefalopatia spongiforme felina, ecc).
A seguito di oltre centomila casi di malattia nei bovini (BSE) verificatisi dal 1985 ad oggi in Inghilterra, è stato dapprima ipotizzato e poi confermato il passaggio dell’infezione dagli animali all’uomo, nel quale provoca una forma finora sconosciuta della malattia di Creutzfeld Jacob, definita variante giovanile (vCJD). L’infezione avverrebbe al seguito del consumo di alcune parti dell’animale (in particolare il sistema nervoso centrale) nel quale l’agente infettante, resistente a tutti i normali processi di preparazione e trasformazione degli alimenti, si trova in concentrazioni particolarmente alte.
Il rischio per veterinari, allevatori, addetti alla macellazione, macellai e consumatori è bassissimo in termini di probabilità di esposizione all’agente BSE, ma la gravità del problema richiede comunque che venga preso in seria considerazione e che venga adottata tutta la serie di misure sanitarie di protezione dalla fase di allevamento a quella di macellazione, sino alle successive fasi di sezionamento e preparazione delle carni.
RISCHIO DA ALLERGIE
Il contatto e la manipolazione di animali e dei prodotti e sottoprodotti da questi originati, può determinare la comparsa di numerose forme cliniche allergiche. Per cui il rischio di manifestazioni allergiche, in alcuni casi estremamente gravi e tali da minacciare la vita stessa delle persone colpite, rientra a pieno titolo tra i rischi che devono entrare a far parte della valutazione del datore di lavoro.
Le allergie, come malattie professionali, colpiscono dall’11% al 44% del personale che ha contatto quotidiano e stretto con gli animali. Il personale si sensibilizza per inalazione di allergeni sospesi nell’atmosfera o a seguito di abrasioni, graffi o morsi. Gli allergeni sono costituiti, tra l’altro, da proteine della saliva, dall’urina, dalle feci, dal siero, dalla forfora del pelo, dalle piume.
La valutazione del rischio biologico – Le linee guida CONTARP/INAIL
Dai brevi cenni di cui sopra, appare del tutto evidente come la valutazione del rischio biologico, per la numerosità degli agenti, la complessità dell’interazione tra patogeni e ospite, le numerose variabili che possono incidere sull’espressione del danno, risulta di particolare complessità, in qualsiasi ambiente di lavoro.
Assume quindi particolare rilievo l’iniziativa della Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione (CONTARP) dell’INAIL che ha avviato un’intensa campagna informativa e formativa e ha pubblicato di una serie di schede tecnico-informative con l’obiettivo di accompagnare i responsabili della valutazione del rischio biologico nel loro non facile compito. Naturalmente le schede predisposte da CONTARP investono una pluralità di ambienti, attività e occupazioni potenzialmente sposti a diversi rischi biologici. Da queste pubblicazioni abbiamo estrapolato e presentiamo in allegato le schede di interesse veterinario.
Le schede forniscono indicazioni sui principali pericoli e sulle relative fonti, sulle modalità di esposizione e sugli effetti sulla salute, oltre a indicare le specifiche misure di prevenzione e protezione. Le schede contengono inoltre alcune indicazioni tecniche per la conduzione del monitoraggio ambientale. Nel caso in cui si desiderasse, poi, approfondire alcuni aspetti, è possibile fare riferimento alle apposite linee guida o ai vari riferimenti bibliografici e normativi.
Come detto, il protagonista delle schede presentate in allegato è “l’agente biologico” che può essere rinvenuto di volta in volta a livello delle diverse linee e aree produttive e in vari punti o momenti del ciclo produttivo. Le schede rappresentano perfettamente una realtà forse spesso sottostimata: gli agenti biologici in grado di causare danno alla salute e all’integrità delle persone e dei lavoratori sono presenti in tutti gli ambienti di vita e di lavoro. Ovviamente cambiano la natura degli agenti patogeni in gioco (come accennato sopra, non è assolutamente attuale parlare di “microorganismi patogeni”, perché alcuni agenti biologici in grado di causare danni alla salute delle persone non sono ascrivibili tra gli “organismi”), la loro concentrazione e la presenza di fattori che possono favorire o ostacolare l’espressione del danno. Quanto a quest’ultimo punto non bisogna infatti dimenticare la possibilità che alcuni agenti, in condizioni normali non in grado di esprimere alcuna patogenicità, in casi particolari possono causare anche danni seri, in rapporto alle condizioni dell’ospite (tra questi è giusto ricordare i c.d. germi patogeni opportunisti).
Ogni scheda si articola secondo i seguenti otto punti il cui contenuto varia in funzione dell’ambiente di lavoro:
1. Ciclo produttivo/attività lavorativa
Schematizza i cicli produttivi o di lavoro, al fine di rendere evidenti i punti con maggiore probabilità di contatto con gli agenti biologici.
2. Punti critici
Riporta i principali punti critici (fasi lavorative o mansioni), ossia quelli con maggiori probabilità di contatto con gli agenti biologici, sottolineando le modalità di esposizione in quei determinati punti.
3. Fonti di pericolo biologico
Indica strumenti, attrezzature, ambienti, processi, materie prime, ecc. che possono comportare o esporre a un pericolo biologico.
4. Vie di esposizione
Indica le principali vie di esposizione nello specifico comparto lavorativo.
5. Agenti biologici potenzialmente presenti
Questa sezione elenca i principali agenti biologici che potrebbero essere presenti negli ambienti oggetto di studio, Ovviamente tale elenco è suscettibile di aggiornamenti e integrazioni a seguito di studi o nel caso in cui nuove evidenze depongano per l’emergenza di nuovi pericoli. Ovviamente la presenza di un determinato agente in questa sezione non implica che lo stesso sia effettivamente da prendere in considerazione in qualsiasi ambiente di lavoro.
6. Effetti sulla salute
Vengono riportate le principali patologie causate dai diversi agenti biologici. In ALLEGATO 1 è riportato un elenco di agenti patogeni, delle principali malattie ad essi associate e degli ambienti di lavoro nei quali dovrebbe essere preso in considerazione il rischio connesso alla loro esposizione. I rischi a ciascun ambiente sono poi ripresi e sviluppati in specifiche schede riportate in allegato.
7. Prevenzione e protezione
Costituisce uno dei punti cardine del documento, laddove elenca le principali misure di prevenzione e protezione studiate per lo specifico ambiente di lavoro in rapporto ai pericoli ad esso connessi. Alle indicazioni specifiche per il rischio biologico, vanno naturalmente aggiunte tutte le altre previste per gli altri rischi e tutti gli adempimenti di legge.
A questo proposito è importante sottolineare che anche coloro che si recano negli ambienti di lavoro per effettuare il monitoraggio ambientale devono attenersi alle misure di protezione previste, utilizzando dispositivi di protezione individuali (DPI) che abbiano almeno le stesse caratteristiche di quelli usati dal personale che opera nello specifico ambiente, inclusi, se del caso, i guanti monouso per il campionamento.
8. Monitoraggio ambientale
Vengono riportate alcune indicazioni tecniche per lo svolgimento del monitoraggio ambientale, le quali, per la diversa peculiarità degli ambienti di lavoro, risultano alquanto variegate e spesso di difficile generalizzazione. Si rimandano i tecnici del settore, proprio per l’estrema importanza del monitoraggio ambientale nella valutazione dei rischi, a testi specialistici (linee guida, riferimenti bibliografici e normativi) per approfondimenti ed ulteriori dettagli.
L’esame dell’elenco dei possibili agenti biologici da prendere in considerazione in sede di valutazione del rischio e le schede predisposte da CONTARP, seppure probabilmente incomplete, si prestano a una serie di considerazioni che riguardano da vicino il medico veterinario in tutti i diversi ruoli e attività sue proprie.
Prima di tutto è chiaro che l’elenco degli agenti biologici che possono causare un danno ai lavoratori e al restante personale a contatto con gli animali e con i loro prodotti, è in continua evoluzione. Cause di malattia sino a non molto tempo fa neanche ipotizzabili, basti pensare ai prioni, hanno assunto un rilievo di tutto spessore in termini di sanità pubblica e richiedono oggi di essere presi in seria considerazione. Altri agenti, grazie anche ai progressi delle politiche sanitarie di eradicazione di determinate patologie, hanno perso molta della loro importanza, almeno a livello dei Paesi a zootecnia più avanzata. Nel caso di altri agenti ancora l’insufficienza delle conoscenze disponibili deve portare all’adozione di comportamenti prudenziali mediante l’assunzione di misure di protezione ad ampio spettro.
Un altro importante aspetto da prendere in considerazione è che la conoscenza delle vie attraverso le quali le diverse noxae possono causare un danno, unitamente a quella della loro patogenesi e all’indispensabile familiarità con gli ambienti in cui possono maturare le condizioni per l’espressione del possibile danno (biologico) costituisce il presupposto indispensabile al fine dell’adozione delle necessarie misure preventive a protettve.
Il ruolo del Medico Veterinario in tutte le situazioni è assolutamente centrale, laddove si parli di ambienti nei quali i contatti con gli animali, le loro produzioni e sottoprodotti costituisca il fattore di rischio principale. In queste situazioni il Veterinario deve agire in modo sia da proteggere la propria incolumità, sia, in collaborazione con i Servizi Medici competenti, quella delle altre persone che operano in detti ambienti o comunque destinate ad essere esposte ai medesimi fattori di rischio. Tra questi devono essere presi in considerazione, oltre ai lavoratori, oggetto di tutela del D.lgs 81/08, anche i proprietari o detentori di animali, inclusi quelli “da compagnia” (c.d. “pets”) o comunque la popolazione nella sua generalità dal momento in cui dovesse essere sposta al contatto con animali sinantropici.
ALLEGATO 1
GLI AGENTI BIOLOGICI E PRINCIPALI PATOLOGIE CONNESSE (*)
| AGENTE BIOLOGICO | PATOLOGIA | SCHEDE CORRISPONDENTI |
| VIRUS | ||
| Orthomyxovirus (virus influenzali) | Influenza aviaria, Influenza suina | Allevamenti avicoli, suini, Macelli |
| Phlebovirus (Virus Toscana) | Febbre da flebotomi, meningiti benigne | Allevamenti avicoli, ovini,suini |
| Poxvirus (Virus mollusco contagioso) | Nodulo dei mungitori (piccolo tumore benigno cutaneo) | Allevamenti bovini, ovini, Attività veterinarie |
| Rhabdovirus (virus della rabbia) | Rabbia | Allevamenti bovini, ovini, suini, Attività veterinarie |
| TBE (Tick Borne Encephalitis) | Encefalite da zecche | Allevamenti ovini |
| PRIONI | ||
| Agente della BSE | Agente dell’Encefalopatia Spongiforme dei bovini (BSE) | Allevamenti bovini, Macelli bovini |
| Agente della scrapie delle pecore | Scrapie | Allevamenti ovini |
| BATTERI E DERIVATI | ||
| Actinomiceti termofili | Polmone dell’agricoltore, patologie polmonari, ascessi sottocutanei | Allevamenti bovini, ovini |
| Aeromonas spp. | Gastroenteriti | Acquacoltura |
| Bacillus anthracis | Carbonchio | Allevamenti bovini, ovini, suini, Attività veterinarie, Industria conciaria, Macelli bovini |
| Bordetella bronchiseptica | Infezioni respiratorie | Allevamenti cunicoli |
| Borrelia burgdorferi | Malattia di Lyme (eritema cronico migrante; interessamento articolare, cardiaco, nervoso) | Allevamenti bovini, ovini, Attività veterinarie, Macelli bovini |
| Brucella abortus, B.suis, B.melitensis | Brucellosi | Allevamenti bovini, ovicaprini, suini, Attività veterinarie, Industria conciaria, Macelli bovini e ovicaprini |
| Campylobacter spp | Campilobatteriosi, enteriti, batteriemia | Allevamenti |
| Chlamidia psittaci | Psittacosi (polmoniti, pleuriti) | Allevamenti avicoli, Allevamenti ovini, Attività veterinarie, Macelli avicoli |
| Clamydia | Clamidiosi | Allevamenti cunicoli |
| Clostridium tetani | Tetano | Acque reflue, Allevamenti avicoli, cunicoli, bovini, ovini, suini, Attività veterinarie, Industria conciaria, Macelli bovini |
| Coxiella burnetii | Febbre Q | Allevamenti bovini, Allevamenti ovicaprni, Attività veterinarie, Industria conciaria |
| Endotossine | Reazioni infiammatorie | Acque reflue, Allevamenti suini |
| Enterobatteri (Escherichia, Shigella, Salmonella, Citrobacter, Klebsiella, Enterobacter, Serratia, proteus, Providencia, Morganella, Yersinia) | Infezioni sistemiche (febbri tifoidi e paratifoidi); infezioni intestinali (enteriti, gastroenteriti); infezioni urinarie | Tutte |
| Enterococcus faecium, E.faecalis | Ascessi, endocarditi, infezioni vie urinarie | Acque reflue, Allevamenti cunicoli, Macelli avicoli, Macelli bovini |
| Erysipelothrix rhusiopathiae | Erisipela nei suini e nei tacchini; trasmissione accidentale all’uomo attraverso cute (lesioni localizzate, edematose, eritematose) | Allevamenti suini, cunicoli, Attività veterinarie, Industria conciaria, Macelli avicoli, suini, bovini |
| Escherichia coli – sierotipi verocitotossigeni o enteroemorragici | Infezioni vie urinarie e intestinali, enteriti diarroiche e dissenteriche, coliti emorragiche | Acque reflue, Allevamenti bovini, cunicoli, ovicaprini, suini, Macelli avicoli, Macelli bovini |
| Francisella tularensis | Tularemia | Allevamenti ovini, cunicoli, Attività veterinarie, Industria conciaria, attività venatoria |
| Leptospira spp | Leptospirosi | Acquacoltura, Acque reflue, Allevamenti bovini, cunicoli, suini, Attività veterinarie, Industria conciaria, Macelli bovini |
| Listeria monocytogenes | Meningiti, meningoencefaliti, setticemie, infezioni intrauterine | Allevamenti bovini, cunicoli, Ovini, Suini, Attività veterinarie, Caseifici, Macelli avicoli, Macelli bovini |
| Mycobacterium marinum, M. fortuitum, M. chelona, M. Balnei, M. bovis | Lesioni granulomatose della pelle | Acquacoltura, Macelli bovini, Industria conciaria |
| Mycobacterium tubercolosis | Tubercolosi | Allevamenti bovini, ovini, suini |
| Pasteurella multocida | Pasteurellosi | Allevamenti cunicoli |
| Richettsia conorii | Rickettsiosi | Allevamenti ovini, Attività veterinarie |
| Salmonella typhimurium, S. enteritidis | salmonellosi | Allevamenti cunicoli, avicoli |
| Staphylococcus aureus | Infezioni (cute; apparati respiratorio, genitourinario, scheletrico; SNC; batteriemia) | Tutte |
| Streptococcus agalactiae | Mastite bovina, occasionali infezioni umane (soprattutto infezioni neonatali) | Allevamenti bovini |
| Streptococcus suis | Meningite, setticemia, endocardite | Allevamenti suini, Macelli bovini |
| Yersinia enterocolitica | Enteriti dissenteriche, appendiciti, setticemie in immunocompromessi | Acquacoltura, Allevamenti suini, Caseifici |
| FUNGHI | ||
| Dermatofi ti (Tricophyton mentagrophytes, T. rubrum, Microsporum canis, Epidermophyton floccosum) | Dermatomicosi (tigne del cuoio capelluto, onicomicosi delle unghie dei piedi) | Allevamenti avicoli, bovini, ovini, Attività veterinarie, Industria conciaria, Macelli bovini |
| Aspergillus fumigatus | aspergilloma polmonare, aspergillosi polmonare o sistemica,aspergillosi broncopolmonare allergica | Acque reflue, Mangimifici |
| Penicillum, Candida, Geotricum, Rhodotorula | Micosi cutanee e micosi profonde di diversa gravità secondo la specie fungina e lo stato immunitario dell’individuo | Caseifici, Mangimifici |
| Histoplasma capsulatum | Lievi patologie respiratorie; istoplasmosi disseminata in soggetti immunodepressi | Allevamenti avicoli, Allevamenti cunicoli, Macelli avicoli |
| Cryptococcus neoformans | Criptococcosi con interessamento di polmoni, e meningi in immunodepressi; infezioni gastrointestinali | Allevamenti avicoli, Allevamenti cunicoli Macelli avicoli |
| PARASSITI/ENDOPARASSITI | ||
| Toxoplasma gondii | toxoplasmosi | Allevamenti cunicoli, ovicaprini, Attività veterinarie |
| Ameba | amebiasi | Allevamenti cunicoli |
| Hymenolepis nana | teniasi | Allevamenti cunicoli |
| Babesia divergens, B. microti | Babesiosi (sintomatologia simil-malarica) | Allevamenti bovini |
| Balantidium coli | Piccole ulcere intestinali (ingestione accidentale di cisti contenute nelle feci di suini) | Allevamenti suini, Attività veterinarie |
| Cryptosporidium parvum | Diarrea, malassorbimento, ipertermia intermittente | Allevamenti bovini, ovini,suini, Attività veterinarie, Macelli bovini, Macelli suini |
| Dicrocoelium dendriticum | Infezioni epato-biliari (ingestione accidentale di metacercarie) | Allevamenti bovini, ovini, Attività veterinarie |
| Echinococcus granulosus | Idatidosi cistica (in seguito ad ingestione accidentale di uova di echinococco contenute in feci, polvere, acqua) | Allevamenti bovini, ovini, suini, Attività veterinarie |
| Fasciola hepatica | Infezioni epato-biliari (ingestione accidentale di metacercarie su erba o fieno) | Allevamenti bovini, ovini, Attività veterinarie, Macelli bovini |
| Taenia solium | Cisticercosi (infezione accidentale di uova di tenia) | Allevamenti suini, Attività veterinarie |
| Schistosoma bovis | Dermatite da cercarie | Allevamenti bovini, Acquacoltura, Attività veterinarie |
| ECTOPARASSITI | ||
| Zecche | Febbre da pappataci, meningiti, leishmaniosi | Allevamenti ovini, Allevamenti bovini, Attività veterinarie |
| Tafani, Ceratopogonidi, Sifonatteri (Pulci), Mallofagi (pidocchi) | Azione irritante, Dermatiti | Allevamenti bovini, Allevamenti ovini, Allevamenti suini, Attività veterinarie |
| Zanzare (Anopheles spp., Aedes spp.) | Azione irritante (potenziali vettori) | Allevamenti bovini, Allevamenti ovini, Allevamenti suini, Attività veterinarie |
| Larve miasigene: mosca Oestrus ovis | Micosi cutanee | Allevamenti cunicoli |
| Sarcoptes scabiei (acaro) | Scabbia, rogna sarcoptica | Allevamenti bovini, Allevamenti cunicoli, Allevamenti ovini, Allevamenti suini, Attività veterinarie, Macelli bovini |
| Heyletiella parasitivorax (acaro) | Dermatite | Allevamenti cunicoli |
| ARTROPODI ALLERGIZZANTI E IRRITANTI | ||
| Acari delle derrate (Glycyphagus domesticus, Acarus siro, Tyrolochus casei, Lepidoglyphus destructor,Tyrophagus putrescentiae) | Allergie respiratorie e cutanee | Caseifici Mangimifici |
| Acari della polvere domestica (Dermatophagoides farinae, D. pteronyssinus) | Allergie respiratorie | Mangimifici |
* L’elenco è parziale e si riferisce ad agenti biologici potenzialmente presenti negli ambienti di lavoro trattati nelle schede; le patologie riportate sono tra quelle che possono comunemente essere associate ai suddetti agenti. Si rimanda a trattazioni specifiche per eventuali approfondimenti.
SCHEDE DESCRITTIVE DEL RISCHIO BIOLOGICO SUDDIVISE PER AMBIENTI DI LAVORO
Scheda 1 ALLEVAMENTI AVICOLI
CICLO PRODUTTIVO
Sotto il profilo commerciale, il comparto produttivo dell’allevamento avicolo comprende varie specie, che differiscono in relazione al risultato produttivo:
a) specie allevate per ottenere uova per il consumo
b) specie allevate per ottenere uova per la riproduzione
c) specie allevate per l’ingrasso e il consumo dell’animale
I cicli produttivi sono di tre ordini e riguardano:
• GALLINE DA UOVA
• POLLI DA CARNE
• TACCHINI DA CARNE
PUNTI CRITICI
– Preparazione e distribuzione del mangime (inalazione di polveri organiche)
– Rimozione della pollina (contatto con fluidi biologici, deiezioni e strumenti contaminati, inalazione di bioaerosol)
– Carico/scarico, trasferimento e movimentazione degli animali (schizzi di guano)
– Lavaggio degli impianti e delle attrezzature per la pulizia e disinfezione dei locali (schizzi di guano e presenza di bioaerosol)
– Lavaggio e disinfezione degli automezzi di trasporto degli animali e delle zone di allevamento (schizzi di guano e presenza di bioaerosol)
FONTI DI PERICOLO BIOLOGICO
Tessuti e fluidi biologici infetti, lesioni cutanee degli animali, deiezioni, strumenti e superfici di lavoro contaminate, bioaerosol, liquami e acqua contaminata; acque di allevamento
VIE DI ESPOSIZIONE
Contatto diretto con avicoli infetti vivi o morti, con tessuti, secrezioni.
Contatto con cibo, acqua, attrezzi, superfici di lavoro, veicoli e vestiti contaminati.
Contatto accidentale delle mucose di occhi e naso con schizzi e gocce contaminate.
Inalazione di bioaerosol contaminato.
Inoculazione tramite vettore: morso di zecche, puntura di insetti ematofagi.
Ingestione accidentale: mani sporche, goccioline aereodisperse sulle labbra.
AGENTI BIOLOGICI POTENZIALMENTE PRESENTI
| Virus | Virus influenzali (genere Orthomyxovirus) |
| Batteri | Staphylococcus aureus, Escherichia coli – sierotipi verocitotossigeni o enteroemorragici, Campylobacter spp., Chlamydia psittaci, Clostridium tetani, Salmonella spp. |
| Funghi | Dermatofiti |
| Ectoparassiti | Zecche, pulci, mallofagi (pidocchi), flebotomi (pappataci) |
EFFETTI SULLA SALUTE
Infezioni (influenza aviaria, salmonellosi, dissenteria, ecc); intossicazioni (micotossine nei mangimi)
PREVENZIONE E PROTEZIONE
• Profilassi degli animali (esami sierologici, vaccinazioni, ecc.)
• Meccanizzazione di alcune lavorazioni; alimentazione automatica
• Manutenzione ordinaria e straordinaria
• Rimozione tempestiva delle deiezioni animali e dei residui alimentari
• Rigorosa igiene, adeguata aerazione degli allevamenti
• Regolare disinfestazione e derattizzazione ambientale
• Disinfezione dello strumentario
• Predisposizione di zone-filtro prima degli accessi agli spogliatoi
• Adozione di procedure adeguate per l’igiene e la sicurezza degli addetti
• Predisposizione di adeguati servizi igienico-sanitari
• Utilizzo di DPI (tuta da lavoro, stivali, guanti, occhiali, facciale filtrante)
• Adeguata informazione e formazione degli addetti sul rischio biologico
• Sorveglianza sanitaria
• Collaborazione con i Servizi Veterinari per la prevenzione
• Specifiche misure, derivanti da normative nazionali e comunitarie
MONITORAGGIO AMBIENTALE
| PRINCIPALI PARAMETRI MICROBIOLOGICI DA RICERCARE | Microrganismi associati a determinate patologie degli animalie patogeni per l’uomo |
| ASPETTI CORRELATI DA VALUTARE | – Procedure di sterilizzazione/disinfezione dello strumentarioe delle superfici – Fasi lavorative a maggior rischio |
| MATRICI/SUBSTRATI AMBIENTALI | Polveri, aria, acqua, superfici, indumenti da lavoro |
Scheda 2 RISCHIO BIOLOGICO NEGLI ALLEVAMENTI BOVINI DA CARNE

PUNTI CRITICI
– Preparazione e distribuzione degli alimenti a secco (inalazione di polveri organiche)
– Ispezione, assistenza ed interventi sugli animali, quali trattamenti terapeutici, rasatura e bruciatura corna, ecc. (contatto con fluidi biologici, deiezioni e strumenti contaminati)
– Carico/scarico, trasferimento e movimentazione degli animali (contatto cutaneo con l’animale, schizzi di urine e feci)
– Pulizia e disinfezione dei locali (schizzi di urine e feci e presenza di bioaerosol)
– Gestione dei liquami (contatto con urine, feci e bioaerosol)
– Lavaggio e disinfezione mezzi di trasporto animali e delle stalle di sosta (schizzi di urine e feci, presenza di bioaerosol)
FONTI DI PERICOLO BIOLOGICO
Tessuti e fluidi biologici infetti, lesioni cutanee degli animali, deiezioni (feci ed urine), strumenti e superfici di lavoro contaminate, bioaerosol, liquami e acqua contaminata
VIE DI ESPOSIZIONE
Contatto con animali e loro con fluidi biologici
Contatto accidentale delle mucose di occhi e naso con schizzi e gocce contaminate
Contatto con strumenti e superfici di lavoro contaminate
Inalazione di bioaerosol contaminato
Inoculazione tramite vettore: morso di zecche, puntura di insetti ematofagi
Ingestione accidentale: mani sporche, goccioline aerodisperse sulle labbra
EFFETTI SULLA SALUTE
Infezioni, intossicazioni e allergie. Principali patologie: listeriosi, tubercolosi, brucellosi, dermatomicosi, carbonchio, leptospirosi, salmonellosi, parassitosi varie, enterocoliti
PREVENZIONE E PROTEZIONE
• Acquisto di animali provenienti da allevamenti indenni da brucellosi e tubercolosi
• Profilassi degli animali (esami sierologici, ecc.)
• Alimentazione automatica
• Rigorosa igiene delle stalle e rimozione tempestiva delle deiezioni animali e dei residui alimentari
• Adeguata aerazione delle stalle
• Pavimentazione a grigliato
• Esame periodico cibo con particolare attenzione ai foraggi (non utilizzare insilati mal conservati o di cattiva qualità)
• Predisposizione di zone-filtro prima degli accessi agli spogliatoi;
• Adozione di procedure e comportamenti adeguati per l’igiene e la sicurezza degli addetti
• Disinfezione dello strumentario
• Regolare disinfestazione e derattizzazione ambientale
• Adozione, ove possibile, del c.d. “vuoto sanitario” tra un ciclo di produzione e l’altro
• Adeguata informazione e formazione degli addetti sul rischio biologico
• Uso di DPI (in particolari attività lavorative: facciali filtranti, guanti monouso, protezioni oculari / viso, tuta monouso)
• Sorveglianza sanitaria
• Collaborazione con i Servizi Veterinari per la prevenzione
AGENTI BIOLOGICI POTENZIALMENTE PRESENTI
| Virus | Poxvirus (Virus mollusco contagioso), Rhabdovirus (virus rabbia), Papovavirus (virus papilloma) |
| Prioni | Agente della BSE |
| Batteri | Actinomiceti termofili, Bacillus anthracis, Brucella abortus, B.melitensis, Campylobacter spp, Clostridium tetani, Coxiella burnetii, Escherichia coli sierotipi verocitotossigeni, Leptospira interrogans, Listeria monocytogenes, Mycobacterium avium, M.bovis, M.tuberculosis, Salmonella spp, Staphylococcus aureus, Streptococcus agalactiae |
| Funghi | Aerodispersi o veicolati dagli animali; Dermatofiti |
| Endoparassiti | Cryptosporidium parvum, Fasciola hepatica, Dicrocoelium dendriticum, Echinococcus granulosus |
| Ectoparassiti | Zecche; Sarcoptes scabiei bovis |
MONITORAGGIO AMBIENTALE
| PRINCIPALI PARAMETRI MICROBIOLOGICI DA RICERCARE | Microrganismi associati a determinate patologie degli animalie patogeni per l’uomo |
| ASPETTI CORRELATI DA VALUTARE | – Procedure di sterilizzazione/disinfezione dello strumentarioe delle superfici – Fasi lavorative a maggior rischio |
| MATRICI/SUBSTRATI AMBIENTALI | Polveri, aria, acqua, superfici, indumenti da lavoro |
Scheda 3 RISCHIO BIOLOGICO NEGLI ALLEVAMENTI BOVINI DA LATTE

PUNTI CRITICI
– Preparazione e distribuzione degli alimenti (inalazione di polveri organiche)
– Ispezione, assistenza ed interventi sugli animali, quali trattamenti terapeutici, parto, ecc. (contatto con fluidi biologici, deiezioni e strumenti contaminati)
– Pulizia e disinfezione dei locali e delle stalle (schizzi di urine e feci, inalazione di bioaerosol)
– Gestione dei liquami (contatto con urine e feci; inalazione di bioaerosol)
– Mungitura (contatto con tessuti o latte infetto)
FONTI DI PERICOLO BIOLOGICO
Tessuti e fluidi biologici infetti (placente, feti, cute, sperma), lesioni cutanee degli animali, deiezioni (feci ed urine), strumenti e superfici di lavoro contaminate, bioaerosol, liquami e acqua contaminata, latte contaminato.
VIE DI ESPOSIZIONE
Contatto con animali e loro fluidi biologici
Contatto accidentale delle mucose di occhi e naso con schizzi e gocce contaminate
Contatto con strumenti e superfici di lavoro contaminate
Inalazione di bioaerosol contaminato
Inoculazione tramite vettore: morso di zecche, puntura di insetti ematofagi
Ingestione accidentale: mani sporche, goccioline aerodisperse sulle labbra
EFFETTI SULLA SALUTE
Infezioni, intossicazioni e allergie.
Principali patologie: listeriosi, tubercolosi, brucellosi, dermatomicosi, leptospirosi, salmonellosi, parassitosi varie, enterocoliti
PREVENZIONE E PROTEZIONE
• Acquisto di animali provenienti da allevamenti indenni da brucellosi e tubercolosi
• Profilassi degli animali (esami sierologici, ecc.)
• Alimentazione automatica
• Rimozione tempestiva delle deiezioni animali e dei residui alimentari
• Rigorosa igiene, adeguata aerazione delle stalle e delle sale mungitura
• Regolare disinfestazione e derattizzazione ambientale
• Disinfezione dello strumentario
• Distruzione del latte proveniente da bovine infette
• Predisposizione di zone-filtro prima degli accessi agli spogliatoi
• Adozione di procedure adeguate per l’igiene e la sicurezza degli addetti
• Azione formativa e di sensibilizzazione del personale dipendente sul rischio biologico
• Uso di DPI (in particolari attività: facciali filtranti, guanti monouso, protezioni oculari / viso, tuta monouso)
• Sorveglianza sanitaria
• Collaborazione con i Servizi Veterinari per la prevenzione
AGENTI BIOLOGICI POTENZIALMENTE PRESENTI
| Virus | Poxvirus (Virus mollusco contagioso), Rhabdovirus (virus rabbia), Papovavirus (virus papilloma) |
| Prioni | Agente della BSE |
| Batteri | Actinomiceti termofili, Bacillus anthracis, Brucella abortus, B.melitensis, Campylobacter spp, Clostridium tetani, Coxiella burnetii, Escherichia coli sierotipi verocitotossigeni, Leptospira interrogans, Listeria monocytogenes, Mycobacterium avium, M.bovis, M.tuberculosis, Salmonella spp, Staphylococcus aureus, Streptococcus agalactiae |
| Funghi | Aerodispersi o veicolati dagli animali; Dermatofiti |
| Endoparassiti | Cryptosporidium parvum, Fasciola hepatica, Dicrocoelium dendriticum, Echinococcus granulosus |
| Ectoparassiti | Zecche; Sarcoptes scabiei bovis |
MONITORAGGIO AMBIENTALE
| PRINCIPALI PARAMETRI MICROBIOLOGICI DA RICERCARE | Microrganismi associati a determinate patologie degli animalie patogeni per l’uomo |
| ASPETTI CORRELATI DA VALUTARE | – Procedure di sterilizzazione/disinfezione dello strumentario – Microclima – Fasi lavorative a maggior rischio |
| MATRICI/SUBSTRATI AMBIENTALI | Polveri, aria, acqua, superfici, indumenti da lavoro |
Scheda 4 RISCHIO BIOLOGICO NEGLI ALLEVAMENTI OVINI

SCHEMA GENERALE
Possibili due distinte forme di allevamento:
- brado-transumante (gli ovini sono tenuti per tutto l’anno all’aperto e per alcuni periodi in pascoli non aziendali);
- semi-stabulato (gli animali sono tenuti al pascolo per l’intera giornata e ricoverati nella stalla, dove ricevono spesso, durante la notte, un’integrazione alimentare).
PUNTI CRITICI
– Fienagione, preparazione e distribuzione degli alimenti a secco (inalazione di polveri organiche)
– Ispezione, assistenza ed interventi sugli animali, quali igiene della mammella pre e post mungitura, mungitura, vaccinazioni, terapie, castrazione, assistenza al parto ed agli agnelli, ecc. (contatto con fluidi biologici, deiezioni e strumenti contaminati)
– Carico/scarico, trasferimento e movimentazione degli animali (schizzi di urine e feci)
– Lavaggio degli impianti e delle attrezzature per la mungitura e pulizia e disinfezione dei locali (schizzi di urine e feci e presenza di bioaerosol)
– Gestione dei liquami (contatto con urine, feci e bioaerosol)
– Lavaggio e disinfezione degli automezzi di trasporto degli animali e delle stalle di sosta (schizzi di urine e feci e presenza di bioaerosol)
– Integrazione, rinnovo e rimozione della lettiera (presenza di bioaerosol)
– Operazioni di tosatura della lana (inalazioni polveri organiche)
FONTI DI PERICOLO BIOLOGICO
Tessuti e fluidi biologici infetti, lesioni cutanee degli animali, deiezioni (feci ed urine), strumenti e superfici di lavoro contaminate, bioaerosol, liquami e acqua contaminata
VIE DI ESPOSIZIONE
Contatto con animali, loro tessuti e fluidi biologici
Contatto accidentale delle mucose di occhi e naso con schizzi e gocce contaminate
Contatto con strumenti e superfici di lavoro contaminate
Inalazione di bioaerosol contaminato
Lesioni da morsicature
Inoculazione tramite vettore: morso di zecche, puntura di insetti ematofagi
Ingestione accidentale: mani sporche, goccioline aerodisperse sulle labbra
EFFETTI SULLA SALUTE
Infezioni (brucellosi, listeriosi, tularemia, dissenteria, ecc), parassitosi (teniasi, idatidosi), intossicazioni, allergie, dermatiti, irritazioni e allergie cutanee
PREVENZIONE E PROTEZIONE
• Profilassi degli animali (esami sierologici, vaccinazioni, ecc.)
• Meccanizzazione di alcune lavorazioni; alimentazione automatica
• Rimozione tempestiva delle deiezioni animali e dei residui alimentari
• Rigorosa igiene, adeguata aerazione degli ovili, delle sale mungitura, dei ricoveri
• Bonifica delle zone umide, scelta di pascoli non contaminati, risanamento dei pascoli
• Disinfezione dello strumentario; regolare disinfestazione e derattizzazione ambientale
• Adozione di procedure adeguate per l’igiene e la sicurezza degli addetti
• Predisposizione di adeguati servizi igienico-sanitari zone-filtro prima degli accessi agli spogliatoi
• Utilizzo di DPI (tuta da lavoro, stivali, guanti, occhiali, facciale filtrante)
• Adeguata informazione e formazione degli addetti sul rischio biologico
• Sorveglianza sanitaria
• Collaborazione con i Servizi Veterinari per la prevenzione
AGENTI BIOLOGICI POTENZIALMENTE PRESENTI
| Virus | Poxvirus, Arbovirus, Flavivirus, Rabdovirus |
| Prioni | Agente della scrapie delle pecore |
| Batteri | Actinomiceti termofili, Bacillus anthracis, Borrella burgdorferi, B.melitensis, Campylobacter spp, Clamydia psittaci, Clostridium tetani, Coxiella burnetii, Escherichia coli sierotipi verocitotossigeni, Francisella tularensis, Richettsia conorii, Listeria monocytogenes, Mycobacterium bovis caprae, M.avium paratuberculosis, Salmonella spp, Staphylococcus spp, Streptococcus parasanguinis, Streptococcus agalactiae. |
| Funghi | Dermatofiti |
| Endoparassiti | Cryptosporidium parvum, Echinococcus granulosus, Dicrocoelium dentriticum, Fasciola hepatica. |
| Ectoparassiti | Ematofigi: Zecche;Flebotomi, tafani, Ceratopogonidi, Mallofagi (pidocchi)Larve miasigene: mosca Oestrus ovisOpportunisti: Sarcoptes scabiei |
MONITORAGGIO AMBIENTALE
| PRINCIPALI PARAMETRI MICROBIOLOGICI DA RICERCARE | Microrganismi associati a determinate patologie degli animalie patogeni per l’uomo |
| ASPETTI CORRELATI DA VALUTARE | – Procedure di sterilizzazione/disinfezione dello strumentario – Fasi lavorative a maggior rischio |
| MATRICI/SUBSTRATI AMBIENTALI | Polveri, aria, acqua, superfici, indumenti da lavoro |
Scheda 5 RISCHIO BIOLOGICO NEGLI ALLEVAMENTI SUINI

CICLO PRODUTTIVO
La suinicoltura prevede le seguenti tipologie di allevamento:
– allevamento a ciclo aperto o da riproduzione (i suini permangono sino al termine della fase di svezzamento ovvero fino al raggiungimento di un peso pari a 30/40 Kg circa);
– allevamento da ingrasso (i suinetti vengono allevati fino ad un peso di 150/160 Kg ed inviati alla macellazione);
– allevamento a ciclo chiuso che include entrambe le tipologie di allevamento
PUNTI CRITICI
– Preparazione e distribuzione degli alimenti a secco (inalazione di polveri organiche)
– Ispezione, assistenza ed interventi sugli animali, quali vaccinazioni, terapie, castrazione, assistenza al parto e ai suinetti, ecc. (contatto con fluidi biologici, deiezioni e strumenti contaminati)
– Carico/scarico, trasferimento e movimentazione degli animali (schizzi di urine e feci)
– Pulizia e disinfezione dei locali (schizzi di urine e feci e presenza di bioaerosol)
– Gestione dei liquami (contatto con urine, feci e bioaerosol)
– Lavaggio e disinfezione degli automezzi di trasporto degli animali e delle stalle di sosta (schizzi di urine e feci e presenza di bioaerosol)
FONTI DI PERICOLO BIOLOGICO
Tessuti e fluidi biologici infetti (placente, feti, visceri, linfonodi intestinali, cute, sperma), lesioni cutanee degli animali, deiezioni, strumenti e superfici di lavoro contaminate, bioaerosol, liquami e acqua contaminata.
VIE DI ESPOSIZIONE
Contatto con animali, loro tessuti e fluidi biologici; contatto accidentale delle mucose di occhi e naso con schizzi e gocce contaminate
Contatto con strumenti e superfici di lavoro contaminate
Inalazione di bioaerosol contaminato
Lesioni da morsicature
Inoculazione tramite vettore: morso di zecche, puntura di insetti ematofagi
Ingestione accidentale: mani sporche, goccioline aerodisperse sulle labbra
EFFETTI SULLA SALUTE
Infezioni, intossicazioni e allergie. Principali patologie: mal rossino, leptospirosi, tubercolosi, brucellosi, salmonellosi, parassitosi varie, enterocoliti.
PREVENZIONE E PROTEZIONE
• Quarantena e profilassi degli animali (esami sierologici, vaccinazioni ecc.);
• Evitare il sovraffollamento nelle stalle
• Alimentazione automatica
• Regolare disinfestazione e derattizzazione ambientale per evitare la contaminazione dei mangimi
• Rigorosa igiene delle stalle e tempestiva rimozione delle deiezioni animali e dei residui alimentari
• Adeguata aerazione delle porcilaie
• Pavimentazione priva di asperità, per evitare lesioni agli animali; pavimentazione dei box a grigliato
• Disinfezione dello strumentario
• Predisposizione di zone-filtro prima degli accessi agli spogliatoi
• Adozione di procedure e comportamenti adeguati per l’igiene e la sicurezza degli addetti
• Utilizzo di DPI (tuta da lavoro, stivali, guanti, occhiali, facciale filtrante, cappello)
• Adozione, ove possibile, del c.d. “vuoto sanitario” tra un ciclo di produzione e l’altro.
• Adeguata informazione e formazione degli addetti sul rischio biologico
• Sorveglianza sanitaria
• Collaborazione con i Servizi Veterinari per la prevenzione
AGENTI BIOLOGICI POTENZIALMENTE PRESENTI
| Virus | Arbovirus |
| Prioni | Agente della scrapie delle pecore |
| Batteri | Brucella suis, Campylobacter spp, Clostridium tetani, Erysipelothrix rhusiopathie, Escherichia coli sierotipi verocitotossigeni, Helycobacter spp, Francisella tularensis, Leptospira spp, Listeria monocytogenes, Mycobacterium avium e bovis, Salmonella spp, Streptococcus suis, Yersinia enterocolitica, Endotossine. |
| Funghi | Aerodipersi o veicolati dagli animali. |
| Endoparassiti | Echinococcus granulosus, Balantidium coli, Cryptosporidium parvum. |
| Ectoparassiti | Acari: Sarcoptes scabiei suis. |
MONITORAGGIO AMBIENTALE
| PRINCIPALI PARAMETRI MICROBIOLOGICI DA RICERCARE | Microrganismi associati a determinate patologie degli animalie patogeni per l’uomo |
| ASPETTI CORRELATI DA VALUTARE | – Procedure di sterilizzazione/disinfezione dello strumentario – Fasi lavorative a maggior rischio |
| MATRICI/SUBSTRATI AMBIENTALI | Polveri, aria, acqua, superfici, indumenti da lavoro |
Scheda 6 RISCHIO BIOLOGICO NEGLI ALLEVAMENTI CUNICOLI

CICLO PRODUTTIVO
In linea generale, sono possibili due sistemi di allevamento:
1. RURALE a conduzione familiare
2. INTENSIVO: gabbie singole, gabbie collettive, allevamenti biologici (sistema plein-air, a garenna chiusa, a gabbie mobili)
FONTI DI PERICOLO
Il rischio biologico è correlato allo stato sanitario degli animali e alle condizioni igieniche dell’ambiente di lavoro. Le maggiori fonti di pericolo sono rappresentate da: animali e loro deiezioni, fluidi e materiali biologici, polveri organiche, aerosol contaminato, fieno, superfici, oggetti, indumenti e strumenti contaminati. In particolare, il pelo perduto dalle femmine (strappato per la costruzione dei nidi) rappresenta un veicolo primario di batteri e miceti, perché viene trasportato dall’aria e si accumula nei soffitti, sulle gabbie e su altre superfici.
PUNTI CRITICI
• Gestione dei mangimi a secco (inalazione di polveri organiche)
• Movimentazione animali (contatto cutaneo, schizzi di liquidi biologici)
• Assistenza e interventi sugli animali: somministrazione farmaci, assistenza al parto, interventi chirurgici, inseminazione artificiale (contatto con fluidi, tessuti biologici, strumenti e superfici contaminate)
• Ispezione e pulizia gabbie (inalazione bioaerosol, contatto con liquidi biologici)
• Eliminazione di animali morti (contatto cutaneo, inalazione bioaerosol, contatto con liquidi biologici)
• Gestione reflui (contatto con urine, feci, inalazione bioaerosol)
• Pulizia e disinfezione automezzi per trasporto di animali (inalazione bioaerosol, contatto con liquidi biologici)
VIE DI ESPOSIZIONE
• Inalazione di bioaerosol e polveri contaminate
• Contatto con animali, loro tessuti e fluidi biologici
• Contatto con strumenti di lavoro, superfici
• Contatto accidentale delle mucose di occhi, naso e bocca con schizzi e gocce contaminate, ingestione accidentale (ad es. oocisti di Toxoplasma).
• Inoculazione tramite punture di insetti, morsicature, tagli, abrasioni, traumi, ferite da puntura d’ago
EFFETTI SULLA SALUTE
Allergie: la permanenza in ambienti confinati, soprattutto negli allevamenti di tipo intensivo dove gli spazi sono piccoli e sovraffollati, può determinare la sensibilizzazione degli operatori per inalazione di allergeni sospesi in aria o a seguito di abrasioni, graffi o morsi. Gli allergeni sono costituiti da proteine della saliva, urina, feci, siero, forfora del pelo animale.
Le manifestazioni allergiche più comuni sono: rinite, congiuntivite, eruzioni cutanee. Nelle forme più gravi e protratte si possono verificare asma bronchiale oppure shock anafilattico.
Infezioni: le più comuni sono salmonellosi e micosi cutanee.
AGENTI BIOLOGICI POTENZIALMENTE PRESENTI
| Virus | Rotavirus, Coronavirus. |
| Batteri | Bordetella bronchiseptica, Campylobacter spp, Clamydia spp, Clostridium tetani, Escherichia coli, Francisella tularensis, Leptospira interrogano, Listeria monocytogenes, Pasteurella multocida, Salmonella typhimurium, s. enteritidis, Staphilococcus aureus. |
| Funghi | Tricophyton mentagrophytes, Microcosporum canis, Tinea corporis |
| Endoparassiti | Tosoplasma gondii, Ameba, Hymenolepis nana. |
| Ectoparassiti | Psoroptes communis (acaro), Sarcoptes scabiei (acaro), Heyletiella parasitivorax (acaro) |
| Allergeni | Pelo degli animali, funghi, insetti. |
PREVENZIONE E PROTEZIONE
• Corretto equilibrio tra spazio a disposizione e numero degli animali.
• Utilizzo di corrette procedure di lavoro: predisposizione di zone filtro prima degli accessi agli spogliatoi, lavaggio antisettico mani e braccia, corretta disinfezione degli strumenti e delle superfici di lavoro
• Profilassi vaccinale degli animali; riduzione allo stretto necessario dell’uso di medicinali e di mangimi bilanciati medicati (con presenza di antibiotici o anticoccidici) a scopo profilattico.
• Costante e profonda pulizia e disinfezione delle gabbie, soprattutto quelle delle coniglie fattrici: tra un parto e l’altro è preferibile disinfettare le casse di nidiata, le gabbie, le mangiatoie ed i beverini.
• Rimozione periodica del pelo perduto dalle femmine (strappato per la costruzione dei nidi). Il sistema migliore è rappresentato dalla fiamma o da una torcia al propano; gli aspirapolvere risultano abbastanza efficaci.
• Rimozione periodica delle deiezioni, o smaltimento attraverso pozzi per farne del concime.
• Spostamento delle gabbie nel sistema di ingrasso in gabbie mobili che, se effettuato ogni due giorni, interrompe il ciclo biologico dei coccidi, mentre l’aria libera riduce sensibilmente il proliferare delle pasteurellosi. Le gabbie non devono essere ritrasportate sullo stesso terreno se non dopo almeno due mesi, per permettere l’eliminazione delle oocisti presenti nelle feci rimaste sul pascolo e quindi il ripristino sanitario dell’ambiente.
• Controllo rigoroso delle condizioni microclimatiche all’interno dei locali, in particolare umidità e temperatura
• Utilizzo di guanti monouso e di indumenti protettivi; in caso di emergenze sanitarie usare mascherine, tute integrali, occhiali, sovracalzari
• Formazione ed informazione degli addetti sul rischio biologico
MONITORAGGIO AMBIENTALE
| PRINCIPALI PARAMETRI MICROBIOLOGICI DA RICERCARE | Carica batterica mesofila; carica fungina, con ricerca dei generi o delle specie potenzialmente allergeniche o tossigeniche. |
| ASPETTI CORRELATI DA VALUTARE | – Stato degli ambienti di allevamento – Igiene e salubrità dei luoghi di lavoro e delle attrezzature |
| MATRICI/SUBSTRATI AMBIENTALI | Aria, superfici, polveri sedimentate |
Scheda 7 RISCHIO BIOLOGICO IN ACQUACOLTURA

TIPI DI ALLEVAMENTO
L’acquacoltura prevede tre tipologie di allevamento, dove vengono allevati prevalentemente pesci, crostacei e molluschi.
Intensivo: le specie sono allevate in vasche di acqua dolce, salata o salmastra e alimentate con diete artificiali appositamente formulate per le singole specie. In mare aperto (maricoltura) i pesci vengono allevati in grosse gabbie galleggianti o sommerse.
Estensivo: le specie vengono seminate allo stadio giovanile in lagune o stagni costieri e crescono con alimentazione naturale, sfruttando cioè le risorse fornite dall’ambiente.
Semiestensivo: caratterizzato da una alimentazione naturale integrata con diete artificiali. La fase di riproduzione può essere effettuata per alcune specie all’interno dell’allevamento (ad es. avannotterie) e quindi si può avere anche la produzione di zooplancton e fitoplancton all’interno degli allevamenti, quale alimento per gli avannotti.
FONTI DI PERICOLO BIOLOGICO
• Animali allevati infetti
• Animali ittiofagi (uccelli, mammiferi, ecc.) infetti
• Altri animali infetti, ad esempio roditori
• Superfici e attrezzature di lavoro contaminate
• Mangimi
VIE DI ESPOSIZIONE
Contatto con animali e loro fluidi biologici
Contatto accidentale delle mucose di occhi, naso e bocca con schizzi e gocce contaminate
Contatto con farine e mangimi, strumenti e superfici di lavoro contaminati
Inalazione di bioaerosol contaminato; punture, tagli e abrasioni
EFFETTI SULLA SALUTE
Allergie, infezioni cutanee sia batteriche che fungine, tetano, gastroenteriti, congiuntiviti
PREVENZIONE E PROTEZIONE
• Disinfezione/decontaminazione/disinfestazione dell’ambiente di lavoro (vasche, magazzini, officine, zona incassettamento pescato)
• Alimentazione automatica ove possibile
• Uso corretto di procedure lavorative
• Miglioramento delle condizioni igieniche degli ambienti di lavoro
• Spogliatoi e servizi igienici adeguati all’attività
• Corretto comportamento igienico nelle zone comuni (mensa, aree comuni)
• Vaccinazione antitetanica
• Segnalazione tempestiva di eventuali affezioni correlabili con il lavoro
• Corretto utilizzo di DPI (stivali, guanti, grembiule, mascherine, occhiali)
• Adeguata informazione e formazione degli addetti sul rischio biologico
• Sorveglianza sanitaria
AGENTI BIOLOGICI POTENZIALMENTE PRESENTI
| Batteri | Erysipelothrix rhusiopathiae, Mycobacterium marinum, M. fortuitum, M. chelona, M. balnei, Vibrio spp., Nocardia spp, Aeromonas spp, Pseudomonas spp, Streptococcus spp, Yersinia spp, Clostridium tetani, Leptospira interrogans |
| Endoparassiti | Giardia spp; Cryptosporidium spp, Anisakis spp. (*). |
| Proteine animali | |
| Biotossine algali |
(*) Responsabile di parassitosi legate essenzialmente al consumo di pesce, ma anche di rari casi di allergie professionali per inalazione di particelle di pesce o di farine di pesce infestate
MONITORAGGIO AMBIENTALE
| PRINCIPALI PARAMETRI MICROBIOLOGICI DA RICERCARE | Carica batterica totale; microrganismi associati a determinare patologie degli animali allevati. |
| ASPETTI CORRELATI DA VALUTARE | – Microclima – Polveri – Procedure operative |
| MATRICI/SUBSTRATI AMBIENTALI | Aria, acqua, superfici di lavoro, mezzi di lavoro, indumenti lavoratori. |
Scheda 8 RISCHIO BIOLOGICO NEI MANGIMIFICI

FONTI DI PERICOLO
La contaminazione dei mangimi da parte di muffe, micotossine e batteri rappresenta un pericolo significativo per gli operatori del settore. La maggior parte del mangime è preparato con l’aggiunta di additivi e medicinali, miscelato e conservato nei silos per un periodo medio/lungo. Durante il periodo di stoccaggio, fattori biotici e abiotici (temperatura, umidità, gas intra-granulare) possono influenzare la qualità e la salubrità del prodotto, favorendo lo sviluppo di colonie fungine e batteriche. Le materie prime, inoltre, possono essere state contaminate nella fase di coltivazione o raccolta o non essere state sufficientemente essiccate prima di essere conservate nei silos, costituendo così una potenziale fonte di rischio biologico. Altre fonti di pericolo sono rappresentate da deiezioni o frammenti corporei di artropodi e deiezioni di ratti.
PUNTI CRITICI
Acquisizione materie prime, preparazione e miscelazione, stoccaggio.
VIE DI ESPOSIZIONE
Inalazione di bioaerosol e polveri contaminate; ingestione accidentale di polveri inquinate, contatto con materie prime
AGENTI BIOLOGICI POTENZIALMENTE PRESENTI
| Batteri | Brucella, Salmonella, Leptospira, Staphylococcus aureus, spore di Bacillus, |
| Funghi | Aspergillus spp., Penicillium spp., Fusarium spp.; |
| Ectoparassiti | Zecche, pulci, mallofagi (pidocchi), flebotomi (pappataci) |
| Artropodi | Acari delle derrate, insetti |
| Mammiferi | Ratti, volatili |
Principali funghi produttori di tossine nei cereali
| Funghi tossigeni | Condizioni di sviluppo | Micotossine prodotte | |
| Aspergillus flavus A. parasiticus | Temperatura aria 10-42°C | U.R. aria 82% | Aflatossine B1, B2, G1, G2 |
| Temperatura ottimale 32°C | Umidità granella 16-30% | ||
| Aspergillus ochraceus Penicillium sp. | Temperatura aria 5-35°C | U.R. aria >80% | Ocratossina A |
| Temperatura ottimale 28°C | Umidità granella 16-20% | ||
| Fusarium culmorum F. graminearum F. sporotrichioides | Temperatura aria 4-35°C | U.R. aria 94% | Deossinivalenolo (DON) Zearalenone T2-HT-2 |
| Temperatura ottimale 25°C | Umidità granella 20-21% | ||
| Fusarium verticillioides (moniliforme) Fusarium proliferatum | Temperatura aria 4-35°C | Umidità relativa aria 94% | Fumonisine |
| Temperatura ottimale 25°C | Umidità granella 20-21% | ||
EFFETTI SULLA SALUTE
Allergie: gli operatori si sensibilizzano per inalazione di allergeni sospesi in aria. Gli allergeni sono costituiti da proteine provenienti dal metabolismo di muffe o da cereali (ad esempio le proteine della soia). Le manifestazioni allergiche più comuni sono: rinite, congiuntivite, eruzioni cutanee. Nelle forme più gravi e protratte si possono verificare asma bronchiale, shock anafilattico.
Infezioni: durante lo stoccaggio dei mangimi si può sviluppare una contaminazione batterica; piuttosto comune può essere la presenza di Leptospira spp trasmessa dalle deiezioni di ratti.
Intossicazioni: i mangimi parzialmente seccati possono essere contaminati dalle micotossine, metaboliti secondari prodotti da funghi microscopici, soprattutto se si verificano determinate condizioni ambientali (tabella 1). Secondo i dati dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), il 70% dei mangimi per animali contiene micotossine, potenzialmente patogene. Le micotossine possono interagire con diversi organi o sistemi “bersaglio” e per questo motivo sono classificate in immunotossine, dermatossine, epatossine, nefrotossine e neurotossine. Gli effetti prodotti da questi metaboliti possono essere acuti e, più raramente cronici, quando l’interazione è protratta nel tempo e si verifica accumulo. In questo caso si verificano effetti mutageni, teratogeni e cancerogeni. I principali funghi tossigeni appartengono
al genere Fusarium, produttore di fumonisine, zearalenone, tricoteceni e ai generi, Aspergillus e Penicillium produttori di aflatossine e ocratossine. Le micotossine non vengono completamente distrutte dal calore e dai diversitrattamenti a cui vengono normalmente sottoposte le derrate alimentari.
PREVENZIONE E PROTEZIONE
• Reparto di produzione separato dal deposito di materie prime e prodotti finiti e dai servizi tecnici
• Adozione di cicli chiusi
• Impianti automatici di pesatura e insaccatura
• Contenimento della polverosità; adeguato sistema di aspirazione delle polveri
• Idonee condizioni igieniche degli ambienti di lavoro
• Pavimenti e pareti dei reparti produzione lisci, lavabili e disinfettabili
• Periodiche disinfestazioni e derattizzazioni degli ambienti di lavoro
• Lotta ai volatili
• Corretta eliminazione dei rifiuti
• Adeguate norme di igiene personale: non portare alla bocca le mani sporche; non bere mangiare o fumare durante il lavoro
• Test allergici e controlli clinici periodici
• Utilizzo di DPI (guanti monouso, mascherine, tute integrali, occhiali) e di indumenti protettivi
• Formazione e informazione; sensibilizzazione del personale sul rischio biologico
MONITORAGGIO AMBIENTALE
| PRINCIPALI PARAMETRI MICROBIOLOGICI DA RICERCARE | – Carica batterica mesofila e psicrofila – Carica fungina, con ricerca di generi o specie potenzialmente allergeniche o tossigeniche – Allergeni indoor della polvere – Test ELISA per la determinazione di micotossine |
| ASPETTI CORRELATI DA VALUTARE | Igiene e salubrità dei luoghi di lavoro e delle attrezzature Microclima Captazione polveri |
| MATRICI/SUBSTRATI AMBIENTALI | Aria, superfici, polveri sedimentate, campioni di mangimi, impianti di condizionamento |
Scheda 9 RISCHIO BIOLOGICO NEI MACELLI/MACELLAZIONE DELLE CARNI AVICOLE

CICLO PRODUTTIVO
FONTI DI PERICOLO BIOLOGICO
Animali, superfici e polveri contaminate, carni, aerosol
PUNTI CRITICI
Appendimento animali, spiumatura, lavaggio carcasse, taglio della cloaca (se effettuata manualmente), asportazione visceri (se effettuata manualmente), collocazione delle carcasse su cestelli, sezionamento, confezionamento
VIE DI ESPOSIZIONE
Inalazione di aerosol, tagli, abrasioni, contatto con le carni, ingestione accidentale (mani contaminate)
AGENTI BIOLOGICI POTENZIALMENTE PRESENTI
| Virus | Virus del papilloma umano (HPV tipo 7), Virus aviari (Virus influenza H5N1) |
| Batteri | Campylobacter spp. (part. C. jejuni), Erysipelothrix rhusiopathiae, Batteri Escherichia Coli – sierotipi verocitotossigeni o enteroemorragici, Listeria monocytogenes, Salmonella spp (soprattutto S. enteritidis) |
| Funghi | Histoplasma capsulatum, Cryptococcus neoformans |
EFFETTI SULLA SALUTE
Infezioni gastrointestinali e cutanee, influenza aviaria, disturbi alle vie respiratorie, endocarditi, epatiti
PREVENZIONE E PROTEZIONE
• Compartimentazione degli ambienti e separazione degli uffici amministrativi
• Compartimentazione delle strutture igieniche (spogliatoi, docce, lavabi…) per separare l’ambiente “sporco”, in cui sono conservati gli indumenti da lavoro, dall’ambiente “pulito” per gli abiti civili
• Periodiche campagne di sanificazione delle strutture e dei macchinari
• Divieto di mangiare, bere e fumare nei luoghi in cui sono svolte le lavorazioni sui rifiuti.
• Oltre ai DPI necessari per svolgere tutte le funzioni operative, per il rischio biologico è necessario ricorrere ad una fornitura individuale che comprenda:
– facciale filtrante per la protezione da agenti biologici
– tuta in tessuto non tessuto (a perdere)
– guanti a perdere per la manipolazione delle carni e le operazioni che comportano l’utilizzazione di guanti in maglia metallica
– occhiali paraschizzi o visiera
Scottatura MONITORAGGIO AMBIENTALE
| PRINCIPALI PARAMETRI MICROBIOLOGICI DA RICERCARE | Carica batterica mesofila e psicrofila Carica fungina (muffe e lieviti) Coliformi, Enterococchi, Staphylococcus spp., Salmonella spp. |
| ASPETTI CORRELATI DA VALUTARE | – Tipo di macello (se artigianale o industriale) – Procedure di lavoro – Fasi lavorative – DPI utilizzati |
| MATRICI/SUBSTRATI AMBIENTALI | Aria, Acque di processo, Superfici di lavoro, Polveri, Macchinari, strumenti ed attrezzi di lavoro, Indumenti lavoratori |
Scheda 10 RISCHIO BIOLOGICO NEI MACELLI/MACELLAZIONE DELLE CARNI BOVINE

CICLO PRODUTTIVO
FONTI DI PERICOLO BIOLOGICO
Tessuti e fluidi biologici infetti, lesioni cutanee degli animali, deiezioni (feci ed urine), strumenti e superfici di lavoro contaminate,
bioaerosol, liquami e acqua contaminata.
PUNTI CRITICI
– Organizzazione del lavoro, se a postazione fissa o a catena, comportante contatti continui con materiale biologico proveniente da un numero elevato di animali (contatto con tessuti e fluidi biologici);
– Carenze nell’attuazione di idonee procedure operative per attività manuali (contatto con tessuti e fluidi biologici, deiezioni e strumenti contaminati);
– Uso scorretto di DPI od utilizzo di DPI inadeguati;
– Pulizia e disinfezione dei locali e dello strumentario (schizzi di liquidi e materiali organici e presenza di bioaerosol);
– Gestione dei rifiuti di origine animale (contatto con urine, feci, tessuti vari e bioaerosol);
– Lavaggio e disinfezione delle stalle di sosta (schizzi di urine e feci e presenza di bioaerosol).
VIE DI ESPOSIZIONE
Diretta: contatto con animali e loro con fluidi biologici; contatto accidentale delle mucose di occhi, naso e bocca con schizzi e gocce
contaminate; inalazione di bioaerosol contaminato.
Indiretta: contatto con strumenti e superfici di lavoro contaminate; lesioni da tagli; inoculazione.
EFFETTI SULLA SALUTE
Infezioni, intossicazioni e allergie. Principali patologie trasmesse dai bovini all’uomo sono: virosi, listeriosi, tubercolosi, brucellosi, dermatomicosi, carbonchio, leptospirosi, salmonellosi, parassitosi varie, enterocoliti.
PREVENZIONE E PROTEZIONE
– Macellazione di animali provenienti da allevamenti controllati;
– Visite ante e post mortem;
– Macellazione separata dei capi sospetti;
– Segregazione del materiale patologico identificato;
– Idonea gestione dei rifiuti di origine animale;
– Pulizia e disinfezione delle attrezzature e delle superfici di lavoro;
– Regolare pulizia e disinfezione degli ambienti di lavoro;
– Utilizzo di dispositivi di protezione individuali (tuta, stivali, guanti, occhiali, facciale filtrante);
– Adeguata aerazione dei locali;
– Controllo degli infestanti (insetti, roditori, uccelli);
– Predisposizione di zone-filtro prima degli accessi agli spogliatoi;
– Adozione di procedure e comportamenti adeguati per l’igiene e la sicurezza degli addetti;
– Collaborazione con i Servizi Veterinari per la prevenzione;
– Formazione degli operatori.
AGENTI BIOLOGICI POTENZIALMENTE PRESENTI
| Virus | Rhabdovirus, Picornavirus, Papovavirus |
| Batteri | Bacillus antracis, Brucella abortus, B.melitensis, Campylobacter spp, Clostridium tetani, Batteri Coxiella burnetii, Escherichia coli, Leptospira interrogano, Listeria monocytogenes, Mycobacterium bovis, Salmonella spp., Staphylococcus aureus |
| Prioni | Agente della BSE |
| Funghi | Dermatofiti |
| Endoparassiti | Cryptosporidium parvum, Fasciola hepatica |
| Acari | Sarcoptes scabiei var. bovis |
Scottatura
MONITORAGGIO AMBIENTALE
| PRINCIPALI PARAMETRI MICROBIOLOGICI DA RICERCARE | – Carica batterica mesofili – Carica fungina, con ricerca dei generi o delle specie potenzialmente allergeniche o tossi geniche – Allergeni indoor della polvere |
| ASPETTI CORRELATI DA VALUTARE | – Corrette procedure di sterilizzazione/disinfezione strumentario – Microclima – Impianto di ventilazione |
| MATRICI/SUBSTRATI AMBIENTALI | – Polveri – Aria – Superfici – Indumenti da lavoro |
Scheda 11 RISCHIO BIOLOGICO NEI CASEIFICI

CICLO PRODUTTIVO
FONTI DI PERICOLO BIOLOGICO
Latte contaminato, superficie del formaggio contaminata da muffe e acari, aerosol provenienti dalle vasche per il trattamento degli scarichi idrici
PUNTI CRITICI
Approvvigionamento e stoccaggio del latte
Analisi in laboratorio del latte
Stagionatura delle forme
Trattamento scarichi idrici
VIE DI ESPOSIZIONE
Inalazione di bioaerosol
Contatto con superfici e prodotti caseari contaminati
AGENTI BIOLOGICI POTENZIALMENTE PRESENTI
| Batteri | LATTE: Micrococchi, Streptococchi, Bacillus (spore), Microbacterium spp., Batteri Streptomiceti, Micobatteri, Brucella, Salmonella, Leptospira, Listeria, Clostridium, Yersinia, Staphylococcus aureus, Campylobacter |
| Funghi | LATTE: Lieviti, Muffe FORMAGGIO: Aspergilli AERODISPERSI (stagionatura delle forme): Penicillum, Candida, Geotricum, Rhodotorula |
| Artropodi | FORMAGGIO: Acari (Glycyphagus domesticus, Acarus siro, Tyrolochus casei) |
EFFETTI SULLA SALUTE
Sensibilizzazione allergica degli addetti, asma e rinite; infezioni da microrganismi patogeni potenzialmente presenti nel latte (salmonellosi, tubercolosi, brucellosi ecc.); infezioni da agenti patogeni presenti nell’impianto di depurazione degli scarichi idrici (epatite A, tetano, tifo, leptospirosi)
PREVENZIONE E PROTEZIONE
• Adeguata manutenzione degli impianti di condizionamento dell’aria, per evitare che vi si accumulino muffe
• Contenimento della polverosità
• Periodica sanificazione degli ambienti
• Fornitura individuale dei seguenti DPI: guanti, mascherina, grembiuli
• Periodica pulizia delle forme per evitare l’accumulo nell’ambiente di acari e miceti, da effettuarsi in una zona di lavoro separata dalle altre
• Profilassi vaccinale (se disponibile)
• Adeguata informazione e formazione degli addetti sul rischio biologico
• Sorveglianza sanitaria per gli addetti al laboratorio di analisi
MONITORAGGIO AMBIENTALE
| PRINCIPALI PARAMETRI MICROBIOLOGICI DA RICERCARE | Carica batterica mesofila e psicrofila Carica fungina (muffe e lieviti) Coliformi, Enterococchi, Staphylococcus spp., Salmonella spp., Brucella spp. |
| ASPETTI CORRELATI DA VALUTARE | Microclima Captazione polveri |
| MATRICI/SUBSTRATI AMBIENTALI | Aria, superfici, polveri, filtri condizionatori/captazione polveri |
Scheda 12 RISCHIO BIOLOGICO NELLE INDUSTRIE CONCIARIE
CICLO PRODUTTIVO
Il ciclo conciario è composto da una serie di lavorazioni chimiche e meccaniche.

Il processo di CONCIA vero e proprio parte da queste pelli e consta di 3 fasi. Alcuni trattamenti si svolgono in bottali.

FONTI DI PERICOLO BIOLOGICO
Tessuti animali contaminati, sviluppo di elevate cariche microbiche durante le operazioni di rinverdimento, fenomeni putrefattivi dei residui di scarnatura, tannini vegetali, oli e grassi di origine animale o vegetale
PUNTI CRITICI
Le fasi più critiche sono la conservazione, la preparazione alla concia e la concia stessa. Tra quelle più critiche vanno considerate: il rinverdimento ad alta temperatura senza utilizzo di antifermentativi, la scarnatura e il deposito di carniccio (fenomeni putrefattivi), la concia ai tannini vegetali, la rasatura, l’ingrasso con oli, la palissonatura, il follaggio.
VIE DI ESPOSIZIONE
Contatto con pelli, strumenti e superfici di lavoro contaminati
Contatto accidentale delle mucose di occhi, naso e bocca con schizzi e gocce contaminate
Inalazione di bioaerosol contaminato
Contatto con allergeni
AGENTI BIOLOGICI POTENZIALMENTE PRESENTI
| Virus | Orf virus, Papovavirus |
| Batteri | Francisella tularensis, Bacillus anthracis, Salmonella spp , Clostridium tetani, Listeria monocytogenes, Brucella melitensis, Staphilococcus aureus, Mycobacterium bovis, Streptococcus spp., Erysipelothrix rhusiopathiae, Coxiella burnetii, Leptospira interrogans |
| Funghi | Dermatofiti (Trichophyton spp Microsporum spp.), Aspergillus |
| Ectoparassiti | Zecche, acari |
| Allergeni | Peli, forfora, polveri di cuoio, enzimi |
EFFETTI SULLA SALUTE
Principali patologie: dermatomicosi, sindromi irritativo-allergiche, allergie da contatto, asma, carbonchio, tularemia,
tetano, febbre Q, sindrome da inalazione di polveri organiche tossiche contaminate da endotossine o spore fungine.
PREVENZIONE E PROTEZIONE
• Compartimentazione degli ambienti
• Conservazione del pellame grezzo in ambienti refrigerati
• Limitare il tempo di manipolazione del pellame grezzo al minimo necessario per l’inserimento nel ciclo produttivo
• Ridurre il tempo di deposito del carniccio
• Captazione aspirazione, depurazione e ricambio adeguato dell’aria
• Contenimento della polverosità
• Profilassi vaccinale del personale esposto
• Adozione di procedure adeguate per l’igiene dei locali e dei macchinari
• Uso di DPI (facciale filtrante, guanti e grembiule)
• Idonee condizioni microclimatiche
• Verifiche della provenienza delle pelli
• Sensibilizzazione del personale sul rischio biologico, sulle infezioni e sui potenziali effetti tossici o allergicira
MONITORAGGIO AMBIENTALE
| PRINCIPALI PARAMETRI MICROBIOLOGICI DA RICERCARE | – Batteri patogeni e patogeni opportunisti e loro metaboliti, funghi e loro tossine, parassiti. – Allergeni |
| ASPETTI CORRELATI DA VALUTARE | – Microclima – Condizioni igieniche – Trattamenti di conservazione delle pelli |
| MATRICI/SUBSTRATI AMBIENTALI | Polveri, aria, acqua, superfici |
Scheda 13 RISCHIO BIOLOGICO NELLA INDUSTRIA TESSILE

CICLO PRODUTTIVO
FONTI DI PERICOLO BIOLOGICO
Materie prime (cascami di fibre)
Coloranti naturali
PUNTI CRITICI
Prima lavorazione, cernita, mischia.
Ambienti caldi ad elevata umidità con ristagno di liquidi.
Ambienti con alta polverosità.
Magazzini della materia prima o degli scarti
VIE DI ESPOSIZIONE
Inalazione di bioaerosol e polveri organiche.
Punture e tagli
EFFETTI SULLA SALUTE
Azione irritante, allergizzante su cute e mucose oculari e respiratorie (asma bronchiale, broncopatia ostruttiva, alveoliti allergiche, riniti), infezioni sistemiche, bissinosi (cotone), carbonchio (lana).
PREVENZIONE E PROTEZIONE
• Pulizia dei locali di lavoro
• Adozione di sistemi di captazione delle polveri
• Sensibilizzazione del personale sul rischio biologico
• DPI: protezione delle vie respiratorie, guanti
AGENTI BIOLOGICI POTENZIALMENTE PRESENTI
| Batteri | Batteri Gram negativi, Endotossine batteriche, Borrelia burgdorferi |
| Funghi | Aspergillus spp., Penicillium spp. |
| Artropodi | Acari, insetti |
MONITORAGGIO AMBIENTALE
| PRINCIPALI PARAMETRI MICROBIOLOGICI DA RICERCARE | – Carica batterica psicrofila e mesofil – Carica fungina (muffe e lieviti) con ricerche mirate delle specie potenzialmente patogene – presenza di artropodi |
| ASPETTI CORRELATI DA VALUTARE | – Microclima – Captazione polveri |
| MATRICI/SUBSTRATI AMBIENTALI | Aria, superfici, polveri |
Scheda 14 RISCHIO BIOLOGICO NELLE ATTIVITÀ VETERINARIE
L’ATTIVITÀ
Diverse sono le attività lavorative che coinvolgono la figura professionale del veterinario:
• Allevamenti di animali
• Stalle di sosta
• Scuderie e maneggi
• Macelli
• Allevamenti di larve
• Salumifici
• Stabilimenti di trasformazione delle carni
• Ambulatori e cliniche
FONTI DI PERICOLO
Il rischio biologico è strettamente correlato allo stato sanitario degli animali.
Pur essendo diversi i contesti lavorativi, i rischi con i quali i veterinari si devono confrontare sono soprattutto legati alle malattie trasmesse dagli animali (zoonosi).
Le maggiori fonti di pericolo sono rappresentate da: animali e loro deiezioni, fluidi e materiali biologici, polveri organiche, aerosol contaminato, fieno, superfici, oggetti, indumenti e strumenti contaminati, vaccini.
PUNTI CRITICI
Talvolta, il comportamento imprevedibile e non cooperativo degli animali può rendere rischiosa la pratica veterinaria; così come la presenza di particolari patologie infettive negli animali possono esporre a diversi agenti biologici. Tra le operazioni a rischio si annoverano, in particolare: manipolazione degli animali, interventi chirurgici, somministrazione di farmaci e vaccini, prelievi di fluidi biologici, ispezione delle stalle, assistenza al parto, prelievo di campioni su animali vivi e macellati.
Indagini necroscopiche e attività di laboratorio.
VIE DI ESPOSIZIONE
• Inalazione di bioaerosol e polveri contaminate
• Contatto con animali, loro tessuti e fluidi biologici; possibili danni provocati da graffi, morsi, ecc.)
• Contatto accidentale delle mucose di occhi, naso e bocca con schizzi e gocce contaminate
• Ingestione accidentale (ad es. oocisti di Toxoplasma)
• Inoculazione attraverso punture di insetti, morsicature, tagli, abrasioni, traumi, puntura d’ago
• Contatto con superfici e/o oggetti contaminati
EFFETTI SULLA SALUTE
Allergie: la permanenza in ambienti confinati, soprattutto in stalle o stabulari, può determinare la comparsa di forme cliniche di allergie ascrivibili al contatto ed alla manipolazione degli animali. Gli operatori si sensibilizzano per inalazione di allergeni sospesi in aria o a seguito di abrasioni, graffi o morsi. Gli allergeni sono costituiti da proteine della saliva, urina, feci, siero, forfora del pelo animale. Le manifestazioni allergiche più comuni sono: rinite, congiuntivite, eruzioni cutanee. Nelle forme più gravi e protratte si possono verificare asma bronchiale oppure shock anafilattico.
Infezioni: le conseguenze dell’esposizione ai più comuni agenti zoonosici possono variare dalla semplice sieroconversione, alla malattia con manifestazioni sintomatologiche, fino all’insorgenza di postumi irreversibili. Il danno è condizionato dalla dose infettante ricevuta, dalla patogenicità del ceppo, dallo stato immunitario e fisiologico, nonché dall’età dell’ospite.
PREVENZIONE E PROTEZIONE
• Corrette procedure lavorative
• Idonee condizioni igieniche degli ambienti di lavoro
• Disinfezione/decontaminazione dell’ambiente e degli strumenti di lavoro
• Lavaggio antisettico delle mani e delle braccia
• Corretta eliminazione dei rifiuti
• Utilizzo di DPI (guanti in gomma spessa, guanti monouso, mascherine monouso) e di indumenti protettivi; speciali DPI sono richiesti in caso di interventi chirurgici o emergenze di sanità veterinaria (occhiali con protezioni laterali o schermo facciale, tute integrali monouso, calzari, sopracalzari, stivali)
• Test allergici preliminari e controlli clinici periodici
• Formazione e informazione
PRINCIPALI ZOONOSI CHE POSSONO INTERESSARE I VETERINARI
| Agente responsabile | Malattia | Principale serbatoio animale | |
| Virus | Rhabdovirus | Rabbia | Cani, volpi, pipistrelli |
| Batteri | Bacillus anthracis Borrella burgdorferi Brucella abortus B. melitensis Campylobacter spp. Chlamydia psittaci Clostridium tetani Coxiella burnetil Escherichia coli Francisella tularensis Helycobacter spp. Leptospira interrogans Listeria monocytogenes Micobacterium bovis M. tubercolosisi, M. avium Salmonella spp. Staphylococcus spp. Streptococcus suis | Carbonchio Malattia di Lyme Brucellosi Campilobacteriosi Psitaccosi ornitosi Tetano Febbre Q Infezioni da E. coli Tularemia Helicobatteriosi Leptospirosi Listeriosi Tubercolosi Salmonellosi Infezione cute, orecchie Streptecoccosi | Bovini, ovicaprini, suini, equini. Bovini, ovicaprini, equini. Bovini, ovicaprini, suini. Bovini, ovini, suini, volatili. Bovini, ovicaprini, suini, volatili, pesci. Mammiferi. Bovini, ovicaprini. Tutte le specie animali. Lagomorfi, animali selvatici. Suini, bovini. Mammiferi. Bovini, ovicaprini, suini, volatili, pesci. Tutte le specie animali. Varie specie animali. Varie specie animali. Suini. |
| Endoparassiti | Toxoplasma condii Echinococcus granulosusu E. multilocularis | Toscoplasmosi Echinococcosi | Ovini, lagomorfi, gatti. |
RISCHI EMERGENTI
Rischi da agenti biologici non convenzionali, responsabili di encefalopatie spongiformi nell’uomo (Creutzfeld Jacob, Encefalopatia spongiforme bovina, encefalopatia spongiforme felina, west nile).
MONITORAGGIO AMBIENTALE
| PRINCIPALI PARAMETRI MICROBIOLOGICI DA RICERCARE | – Carica batterica mesofila – Carica fungina, con ricerca dei generi o delle specie potenzialmente allergeniche o tossigeniche |
| ASPETTI CORRELATI DA VALUTARE | – Stato degli impianti di condizionamento dell’aria – Igiene e salubrità dei luoghi di lavoro e delle attrezzature |
| MATRICI/SUBSTRATI AMBIENTALI | Aria, superfici, polveri sedimentate |
LA BIBLIOGRAFIA CONSULTATA sarà disponibile a richiesta da parte degli Autori
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